Un uomo, un voto, più sistemi

Quando un elettore (cioè un avente diritto al voto) italiano va a votare, sa che il suo voto verrà espresso da una croce segnata su un foglio tramite una apposita matita.
Ma se l’elettore è americano, come farà a esprimere il suo voto?

Nella mappa che vedete qui sopra presa dal sito dell’Agenzia Giornalistica Italiana (AGI) sono possibili diverse modalità, dai lettori elettronici alle leve meccaniche, in attesa di sofisticati (?) sistemi biometrici che limitino gli errori nel conteggio.

Ricordo comunque ai tecnottimisti che le frodi dipendono da volontà politiche, non dai perfetti sistemi di funzionamento.

E poi è più facile falsificare un bit che un foglio con una croce sopra…

 

2 repliche

  1. gianfranco scrive:


    Sono d’accordo con l’osservazione di Davide sui tecnottimisti, non solo perchè l’introduzione di questa nuova tecnologia si deve al clamoroso fallimento della precedente, ma anche perchè mi sembra che le voting machines siano la punta di un iceberg. E’ tutto il nuovo sistema di votazione che lascia perplessi: vengono installate delle macchine da parte di una società che ha finanziato la campagna elettorale di un candidato; le macchine non rilasciano alcun output cartaceo controllabile al seggio, ma inviano direttamente i risultati a tre eleboratori centrali, tutti gestiti dal personale del segretario di stato, che non ha dato prova di essere al di sopra delle parti.
    Mi sembra un tentativo di sottrarre le votazioni ad un controllo decentrato (al seggio); personalmente mi ispira pochissima fiducia.
    Se qualcuno riuscisse a craccare i codici e alterare i risultati, ce ne accorgeremmo mai?


  2. Occorrerebbe iniziare da ora una battaglia contro l’utilizzo dell’elettronica per il voto. Chiunque conosca in modo poco meno che superficiale la programmazione sa che è possibile inventare di tutto per fare brogli.

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