Provocazioni tecnoclastiche

La nuova rubrica di Internet Pro "Tecnoclastia" (curata dal sottoscritto), sta incontrando un certo interesse fra gli agguerritissimi blogger lettori della rivista e di questo ringrazio tutti quelli che sono stati così gentili da dirmi cosa ne pensavano.
Spero di essere sempre all’altezza dell’acume dei lettori di Internet Pro.

Fra i vari commenti che mi sono arrivati, c’è una provocazione sollevata da Gino di Metakappa, che in un suo lungo commento, solleva alcune questioni piuttosto interessanti legate alla rubrica, in maniera particolare al suo nome.

Prima di leggere questo post, vi consiglio di dare un’occhiata al suo: "Tecnoclastia: si sente l’odore di caccia alle streghe".

Provo a rispondere in maniera dettagliata alle osservazioni fatte da Gino, che spero mi perdonerà per aver usato il formato da "elenco puntato e numerato".
Ma le critiche che solleva sono così interessanti e  toccano una serie di temi l’uno più importante per l’altro, che nel rispondere ho rischiato di perdermi.

1. Ammiccare ad un atteggiamento di cieco antagonismo.
Il termine "tecnoclastia" mi è venuto in mente perché - così come ho sottolineato nel post - mi piacerebbe fare una critica della tecnologia e delle sue ideologie in maniera né radicalmente pessimista, né radicalmente ottimista. Semplicemente usando buonsenso e qualche dritta che deriva dalle mie competenze sociologiche, collocando il tutto nella giusta prospettiva storica.
Non mi interessa ammiccare all’antagonismo cieco, fare il luddista: non lo reputo un atteggiamento intellettualmente interessante.

2. Posizione ostruzionistica dei poteri costituiti.
Non ho voluto in alcun modo nobilitare il termine riferendomi alla lotta iconoclasta, volevo solo evidenziarne le radici storiche. E’ vero, come dici tu, che l’iconoclastia è stata dettata dalla lotta dell’Impero contro il Papato, ma è pure vero che il Papato lottava contro l’Impero tramite l’iconolatria.
Entrambi le posizioni sono irrimediabilmente ideologiche, e in quanto tale non mi appartengono.
Inoltre l’iconoclastia non ha una fisionomia netta. Alcune volte è stata usata per sostenere il pensiero moderno, altre volte è stata usata per sostenere il pensiero anti-moderno.
Iconoclastia come caccia alle streghe? Non saprei.
Tecnoclastia come caccia alle streghe? Per come ho intenzione di usare il termine, assolutamente no.

3. Moda temporanea dell’atteggiamento antitecnologico.
Riprendo il tuo esempio.
Finché c’è stata la New Economy la tecnologia informatica sembrava il bene, il futuro, il nuovo modo di fare le cose (cioè i soldi), la prossima frontiera.
Quando c’è stato lo sboom della bolla speculativa "New Economy", la tecnologia informatica è diventata il male, l’irrazionale, il nuovo modo per perdere soldi, la prossima frontiera della disumanizzazione.
Io sono un completamente stufo sia dell’uno che dell’altro discorso.
La tecnologia è un prodotto sociale e in quanto tale condivide con le cose prodotte dall’uomo una caratteristica fondamentale. L’ambiguità.
L’automobile è buona o cattiva? Il computer è buono o cattivo? I videogiochi sono buoni o cattivi? La televisione è buona o cattiva? Viene prima l’uovo o la gallina?
Ma che domande sono?
Sono d’accordo con te che sia una questione di responsabilità politica.
Non per niente considero Tecnoclastia la sorella cattiva di Tecnoetica. :-)

4. Filosofia invece di sociologia e psicologia.
Questa invece è una questione di sensibilità intellettuale. E di competenza.
L’idea alla base della mia rubrica è quella di usare le scienze umane (tutte) per comprendere il portato culturale della tecnologia collocandola in una prospettiva storica.
Come ho scritto, vorrei usare sociologia, psicologia, antropologia.
Perché sono le discipline che conosco meglio. Tutto qua.
Io non so che tipo di sociologia ti è capitato di frequentare. Quella che frequento io mi aiuta a capire perché gli italiani vanno pazzi per il cellulare, quali sono i motivi sociali dell’invadenza tecnologica contemporanea, perché alcune ideologie trattano la tecnologia come una nuova religione.
Poi su alcuni problemi, ci sono argomentazioni così interessanti (e condivisibili) che sfido chiunque a dire se sono fatte da filosofi, storici, sociologi, psicologi, antropologi.
La questione è che le scienze - umane e non - ti danno gli strumenti per pensare.
Sta poi a noi saperli usare.

Spero di aver chiarito meglio che tipo di discorso cercherò di portare avanti con Tecnoclastia. L’unica cosa che chiedo - a te ma a tutti i miei futuri lettori - è  darmi fiducia per qualche pezzo per così dare inizio al dibattito.

 

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