Lambretta Space Age Style

Chi ha detto che le pubblicità di adesso sono le più carine? Provate a dare un’occhiata al panorama pubblicitario italiano anni ’60…
Sveliamo l’arcano.

La nascente pubblicità italiana degli anni ’60 aveva un compito tanto ingrato quanto affascinante: svecchiare i comportamenti di consumo dell’Italia che stava progressivamente riprendendosi dal dopoguerra. Dadi da brodo, plastica, automobili: tutta una serie di nuovi consumi avevano bisogno di una forma di visibilità.

Ovviamente la pubblicità aveva il compito di rendere quotidiani questi consumi e per farlo usava uno strumento comunicativo destinato a restare impresso nell’immaginario collettivo dell’Italia post-bellica.
Parlo del Carosello, ovvio.

La struttura del Carosello è famosa: una storiella divertente – spesso interpretata da attori famosi o che lo sarebbero diventati (due nomi fra tutti: Walter Chiari e Dario Fo) – uno slogan orecchiabile (altro che payoff) e infine la messa in scena del prodotto reclamizzato (che spesso aveva parentele forzate con la storiella).

Alcuni di questi caroselli sono assolutamente splendidi: vuoi per l’uso dell’animazione (il pianeta Papalla vi dice niente?) vuoi per l’utilizzazione di alcune idee tutt’altro che scontate.

Cosa succede se mescoliamo immaginario Space Age, il leggendario Quartetto Cetra e la lambretta?
Otteniamo il LambretTwist.

Ovvero: quattro pseudo-scienziati che cantano in polifonia i problemi della creatività scientifica, così producendo un mezzo di locomozione bello e innovativo che ha bisogno di un ballo apposito per poter essere diffuso tra i giovani anni-60.

Guardatelo: è semplicemente straordinario.

(infopusher: BoingBoing, Cristiancontini)

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Una risposta a Lambretta Space Age Style

  1. lino scrive:

    La cosa che mi fa impazzire di carosello è il prodotto come appendice finale, il resto è divertimento, dramma, invenzioni…bello, creativo e segno dei tempi!Fra i miei preferiti: lagostina, miguel son sempre mi, moplen-bramieri, bic-franchingrassia, cimabue e cala trinchetto per ovvi motivi onomatopeici.la cosa su cui mi hai fatto riflettere davide è l’enorme uso di personaggi famosi dello spettacolo, oggi (per ovvi motivi) sarebbe molto costoso, ma per carosello si lavorava anche "aggratisse" .

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