Che internet abbia cambiato il giornalismo è un fatto. Che i blog abbiano modificato il giornalismo, è sotto gli occhi di tutti. Che le forme web 2.0 di ricerca di informazione e dati stiano dando vita a nuovi modi di intendere l’articolo giornalistico sta diventando sempre più realtà. Ho già parlato altrove del Twitter giornalismo, adesso è ora del giornalismo computazionale. James Hamilton direttore del DeWitt Wallace Center for Media and Democracy presso la Duke University, ha coniato il neologismo “giornalismo computazionale” che consiste nell’utilizzo di sofisticate applicazioni informatiche in grado di aiutare il lavoro di indagine del giornalista (ma anche del semplice cittadino informato). In pratica il datamining applicato alla produzione di notizie. La riflessione di Hamilton deriva da un’osservazione da economia dei media: dato che produrre inchieste e reportage giornalistici è attività costosa, laboriosa e spesso non pagata in proporzione dagli investitori pubblicitari, è preferibile usare tecnologie digitali
(continua)…

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