Come tutti sanno, oggi è il giorno della memoria, ovvero si celebra il ricordo dell’Olocausto e la data scelta per ricordare questa atrocità della storia umana è l’anniversario dell’apertura dei campi di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio del 1945.
Esistono modi diversi per celebrare questa giornata che, per il suo portato storico ed emotivo, sembra essere lontana dall’universo del computer, di internet e dei media digitali.
In realtà l’effetto totalizzante delle vicende che portarono al l’ascesa del Nazismo e allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale è tale che neanche il computer – tecnologia sviluppatasi durante la Seconda Guerra Mondiale – poteva restarne immune.
Pochi sanno che una delle società che fece grandi affari con la Germania nazista fu l’IBM, la quale, con le sue società sussidiarie presenti in Germania (principalmente la Dehomag: Deutsche Hollerith Maschinen Gesellschaft), contribuì non poco al processo di schedatura degli ebrei e la loro deportazione nei campi di concentramento.

La tecnologia usata non è stata un computer digitale – ancora non esisteva – ma una macchina meccanica che è considerata il precursore dei computer.
E’ la tabulatrice di Hollerith, una delle varie macchine da calcolo nate nei primi anni del ’900 che a diverso titolo hanno contribuito allo sviluppo dei computer così come li conosciamo. Questo calcolatore era stato usato con successo per il primo censimento meccanizzato degli Stati Uniti nel 1890, e cominciò ad essere commercializzato dall’IBM per gli istituti di statistica nazionali e le grandi compagnie di assicurazioni.
Chi ha rivelato la connessione fra IBM e Olocausto è stato lo storico americano Edwin Black, il quale nel 2001 ha pubblicato il libro IBM and The Holocaust (pubblicato in Italia da Rizzoli), in cui chiarisce relazioni e tecnologie coinvolte nel più terribile genocidio che la storia ricordi (qui il sito ufficiale del libro).
Motivo per ricordare che la tecnologia non è – e non può – essere neutrale.









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