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Quale il futuro del giornalismo online

Venerdì scorso sono stato ospite del VEGA (VEnice GAteway) parco scientifico e tecnologico di Venezia per un incontro dal titolo “Blog e giornalismo: sinonimi o contrari?” organizzato dal  dal “Centro Studi New Media e Nuove Tecnologie applicate all’informazione” dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto. Lo scopo dell’incontro: discutere sul futuro della professione giornalistica sul web, in un contesto i cui cambiano modelli editoriali, di business, stili narrativi e così via. Oltre al sottoscritto, relatori di questa interessante giornata sono stati Galatea (autrice del blog Il Mondo di Galatea) sulle tecniche di scrittura e progettazione di contenuti per acchiappare pubblico,  e Paolo Valenti AKA Wolly (praticamente l’uomo che ci permette di avere WordPress localizzato in italiano) Mi sembra un ottimo inizio per la settimana che vedrà protagonista il giornalismo grazie all’apertura del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, dove moltissimi dei temi che ho accennato durante il seminario saranno trattati dai protagonisti

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Google è Superman, Facebook è Batman

Uno dei modi migliori per rendere conto dell’allure dei social media, è usare una metafora. La metafora funziona come un aforisma che – secondo Karl Kraus – non è mai corrispondente alla verità: o è mezza verità o è una verità e mezza. Come hanno fatto alcuni, paragonando i social media del 2011 ad una classe di college americano. Il sito College Humor ha pubblicato una divertente infografica che prova  a paragonare i social media protagonisti del 2011 ai personaggi della Justice League, un gruppo di supereroi che si è inventata la DC Comics qualche tempo fa per rilanciare l’immagine di alcuni suoi personaggi “classici” come Superman o Batman. In questa infografica, Google è Superman (un supereroe che ha tantissime capacità), mentre Facebook è Batman (un eccentrico giovane milionario). Ma chi sono – per esempio – Wonder Woman o Lanterna verde?

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Regala un libro a Natale: Sociologia dei media digitali

Mi rendo conto che il titolo è smaccatamente promozionale, ma in questo periodo sto promuovendo il mio libro e quindi sono nel mood del marketing. Una domanda potrebbe essere: perché diavolo regalare (o regalarsi) un saggio su internet, social media e social network? Se avete la pazienza di leggere questo post posso spiegarlo. Quale giorno fa la casa editrice Laterza ha pubblicato il mio nuovo libro dal titolo Sociologia dei media digitali. E già questa mi sembra una frase quantomeno curiosa perché presuppone che io sforni i libri a ritmo continuo, mentre in realtà è il mio secondo libro dopo ben 9 anni dalla pubblicazione del primo. Il mio primo libro è stato Le metafore del computer (Meltemi, Roma, 2002) e risentiva moltissimo della mia impostazione di sociologo della scienza e della tecnologia e  - soprattutto – parlava di computer e non di internet. Lo scopo di quel libro era rispondere ad una domanda precisa:

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Moneyball: come le statistiche hanno salvato una squadra di baseball

Quanti di voi conoscono il termine sabermetrics? Io l’ho scoperto qualche giorno fa leggendo le mie fonti blog su datamining e dintorni. La sabermetrics sono le statistiche sul baseball messe a punto dalla Society for American Baseball Research (SABR) da cui il nome. La società è attiva dalla metà degli ‘anni 70 e lo scopo è quello di elaborare delle misure che aiutino a valutare il valore dei giocatori e il loro contributo alle vittorie della squadra. Il termine è piuttosto diffuso negli Stati Uniti (le sabermetriche sono stampigliate sul retro delle figurine del baseball) e fra chi si occupa di fantasy sport (la versione USA del Fantacalcio applicati a varie attività sportive) oppure chi ha seguito la serie TV Numbers. Il termine fra qualche mese sarà piuttosto famoso, o comunque sarà più celebre l’idea che per valutare l’efficienza di una squadra, è necessario avere dati oggettivi o comunque non opinabili

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Salone del Libro di Torino: intervista a Gino Roncaglia

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Salone del Libro e Donabol: i miei 5 libri della vita

Per avere ragguagli su questa lista, consiglio spassionatamente di leggere il post che ho scritto ieri sull’argomento. Mi sembrava però interessante coinvolgere chi mi conosce (stavo per dire i miei lettori, poi mi sono spaventato degli effetti….) per avere qualche osservazione sulla lista dei miei 5 libri della vita che ho suggerito per partecipare al progetto Donabol di Bol.it che prende forma anche nel Salone del Libro di Torino. Ricordo che l’appuntamento con Gino Roncaglia intervistato da me è per oggi: 13 maggio 2011, ore 18.30 Stand Bol, padiglione 2, stand H126-J125 Ecco la mia lista 1. Art Spiegelmann, Maus 2. Italo Calvino, Lezioni americane 3. George Orwell, 1984 4. Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver 5. Raymond Queneau, Esercizi di stile Disclaimer: le cifre sono numerali non ordinali 1. Art Spiegelmann, Maus Perchè? Perchè mi piacciono i fumetti (sono un Bonelliano di ferro) e un appassionato (light) di graphic novel.

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Salone del libro di Torino: blogger, Donabol e interviste

E’ iniziato il Salone del Libro di Torino: blogger & VIP, i libri della vita e interviste a romanzieri e saggisti durante la manifestazione. Procediamo con ordine. Quale giorno fa sono stato invitato a partecipare al progetto Donabol, organizzato da Bol.it, una delle più famose librerie online, in occasione del Salone del Libro di Torino. Il progetto consiste nello stilare una lista dei libri considerati più importanti da una serie di blogger e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. Perchè? Perché l’idea di Donabol è quella di donare dei libri a quattro scuole sparse per l’Italia (Torino, Milano, Napoli, Palermo…a quest’ultima avrei preferito Catania per ovvi motivi), ampliando così le biblioteche di questi istituti con testi considerati votati come importanti. Ovviamente la lista dei blogger e dei VIP è solo una lista di partenza. Chiunque può partecipare indicando la propria top 5 dei libri della vita (un po’

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Come fare un rapido ripasso della saga di Harry Potter

Come tutti gli appassionati ormai sanno, questo è l’anno che vede la fine della saga cinematografica di Harry Potter con il film Harry Potter e i doni della morte – parte 2. Un buon modo per prepararsi a questo finale che si annuncia pirotecnico è quello di fare un rapido ripasso a i 5 capitoli della serie. Come fare però? I libri ammontano ad un numero che corrisponde a diverse migliaia di pagina, i film ammontano a circa 902 minuti di immagini (escludendo Harry Potter e i doni della morte – parte 1). Un buon modo potrebbe essere quello di fare un ripasso con  i fumetti.

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Cascade: il 3D per visualizzare la diffusione delle notizie su Twitter

Twitter è senza dubbio uno strumento per la diffusione delle news: lo dicono varie ricerche, lo dico anch’io nel mio studio fatto in collaborazione con Hassen (Benhotman) e Alessandro (Panconesi). Quello che è interessante è capire in che modo si diffondono le news: quale il contributo dei retweet? [risp.: dipende] Serve davvero avere milioni di follower? [risp.: no] Project Cascade è un progetto del New York Times che ha lo scopo di visualizzare in forma tridimensionale la circolazione delle notizie del quotidiano su Twitter. Per rendere conto delle dinamiche delle news, il progetto ha sviluppato dei video che rappresentano tridimensionalmente come si muovono i link delle news del NYT.

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Storytelling e datamining verso la visualizzazione

BrandCare magazine è ormai arrivata al settimo numero: un traguardo che mi piace dire di aver raggiunto insieme, dato che faccio parte del progetto dall’inizio. Questo numero è interamente dedicato allo storytelling, ovvero all’arte di raccontare storie, che oggi usa il web e gli strumenti dei social media per aumentare la fascinazione dell’affabulazione. il mio pezzo porta il titolo di “Ditelo con i dati. Quando lo storytelling incontra il datamining“. L’argomento che sviluppo è che grazie alle nuove forme di visualizzazione delle informazioni rese disponibili dalla rete, è possibile usare i dati come strumento per raccontare storie. Con una loro grammatica e con un preciso meccanismo narrativo, ma non per questo meno affascinanti. Lo spunto sono i grandi classici dell’infografica fino ad arrivare a progetti come Gapminder, Many Eyes (il mio preferito), il The Evolution of Privacy in Facebook. L’articolo è disponibile qui in basso: se siete interessati alla rivista

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© Davide Bennato