LINK: clip 1, clip 2
Apparizioni radiofoniche tra Roma e Catania
In questi ultimi giorni la radio è stata il medium che maggiormente mi ha dato visibilità. Come molti di voi già sanno, sono stato ospite qualche giorno fa della trasmissione Conversational, che va in onda sulle frequenze di una delle radio storiche di Roma, Radio Popolare Roma, trasmissione che affronta i temi del cambiamento culturale legato ai social media e scritta, ideata e condotta da Antonio Pavolini. La puntata ha avuto come oggetto i memi, ovvero quelle idee che si propagano – in senso metaforico – contagiando le persone tra loro e che possono prendere nomi diversi: tormentone, moda, idea, manìa, ecc. (su tecnoetica ne ho parlato qui). In studio con me anche Alessio Jacona, da poco di ritorno da quel di New York con un bagaglio di notizie molto interessanti. Per i dettagli consiglio il post sul blog di Pavolini omonimo della trasmissione. In fondo al post il player
(continua)…
Novalab e wardriving
Qualche giorno fa è andata in onda l’intervista che Luca Tremolada e Luca dello Iacovo, gli autori di Novalab – trasmissione radiofonica del pomeriggio di Radio24, disponibile anche in formato podcast (qui il feed) – mi hanno fatto sul tema del wardriving, ovvero l’hacking delle reti internet WiFi. La domanda è: cosa c’entro io con il wardriving? C’entro, poichè circa tre anni fa ho fatto una ricerca di impostazione etnografica (con tecniche da antropologo, per intenderci), con cui ho studiato, strategie, riti e dinamiche sociali di un gruppo di wardrivers salernitani. Il file audio dell’intervista è possibile da ascoltare dal player qui in basso [audio:http://www.tecnoetica.it/audio/2010_06_30-NovaLab_Wardriving-Bennato.mp3] Mentre, se siete interessati all’argomento, qui potete trovare il mio saggio (in versione bozza) con cui illustro i risultati della ricerca in questione e che è stato pubblicato su M. Santoro, a cura, 2008, Cultura in Italia. Nuovi media, vecchi media, Il Mulino, Bologna, pp.75-98
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Frangetta is Burning 2.0
Un tormentatone nato nel web e diffuso in radio è stato “tradotto” con gli stereotipi del web 2.0

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