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La sfida dei social media: connettività, desincronizzazione, disintermediazione

Come ricordavo qualche giorno fa, venerdì 4 maggio scorso sono stato ospite dell’Università di Pisa in due eventi differenti. Il primo evento è stato alla Facoltà di Scienze Politiche, dove sono stato invitato dalla mia collega  e amica Roberta Bracciale a svolgere un seminario dal titolo “La sfida dei social media alla società delle reti“. Per affrontare la questione – piuttosto articolata – ho ragionato nel modo seguente. Per prima cosa ho disarticolato il concetto di sfida alla società delle reti, scomponendo la sfida in: economica, politica, culturale, sociale, personale. Ad ognuna delle sfide ho associato una particolare punto di vista (per facilitare il ragionamento) a cui ho dato seguito con uno specifico case study. Infine per tirare le somme del ragionamento, ho proposto un framework di riferimento per contestualizzare il futuro del dibattito. Il framework si basa su tre dimensioni del rapporto social media/società delle reti: connettività, desincronizzazione, disintermediazione.

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La cultura dei makers: hackerismo flessibile, taylorismo riflessivo, hardware come app

Qualche giorno fa si è svolto a Roma l’incontro World Wide Rome – The Makers Edition, un evento che ha chiamato a raccolta i cosiddetti makers, ovvero gli hacker dei prodotti. L’evento ha visto un gran numero di speaker italiani e stranieri. Guest star senza dubbio Chris Anderson (Direttore di Wired USA e autore del libro/teoria The Long Tail), Dale Dougherty (direttore di Make, la rivista dei costruttori fai da te) e Massimo Banzi (autore del progetto di elettronica open source Arduino) che hanno tenuto alto l’interesse del pubblico per tutta la prima parte della mattinata. Il pomeriggio non è stato da meno con le storie di makers italiani, un buon numero dei quali usciti dall’ (EX) Interaction Design Institute di Ivrea (dove – per inciso – anch’io ho tenuto un seminario molti anni fa) Le storie interessanti erano tantissime e per tutti i gusti. Chi aveva fuso il suo

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Vaffancola e il naming dei soft drinks

L’altro giorno girando in motorino, ad un semaforo un camion ha attirato la mia attenzione, tanto da spingermi a scattare una foto col telefonino che vi propongo qui in basso. Sono rimasto piuttosto stupito nello scoprire che la Vaffancola, questa bevanda dal nome che si lascia facilmente ricordare (sembra uscita da un album di Elio e le Storie Tese), ha invece una sua storia che parte dal 2008 così come ho scoperto da un vecchio numero di Carta (l’inserto de Il Manifesto) che ho trovato online e che vi riporto integralmente. Il Manifesto/Carta: il caso Vaffancola Per i curiosi, qui potranno trovare il link al Gruppo Facebook. Mi sembra un’ottima scusa per riproporre questa famosa infografica sulla differenza fra Pop/Coke/Soda nelle diverse zone degli Stati Uniti PS: Il nuovo ambiente per la comunicazione virale? La strada. Il nuovo mezzo di comunicazione virale? I camion per il trasporto merci. Cercando “Vaffancola” in

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L’analisi quantitativa dei comportamenti degli utenti online

Giusto una settimana fa, ho avuto modo di partecipare alla Lectio Magistralis del prof. Prabhakar Raghavan, direttore dei Yahoo! Labs, invitato dal direttore del Dipartimento di Informatica dell’Università La Sapienza Alessandro Panconesi. L’oggetto della Lectio dal titolo “The Quantitative analysis of User Behaviour online” è stato quello di sottolineare la necessità per l’informatica di avvalersi dell’alleanza fra scienze sociali ed economiche. Attraverso una interessante carrellata di esempi (alcuni noti ai lettori di tecnoetica), come gli esperimenti sul fenomeno Small Worlds, i mercati culturali artificiali, la struttura dell’influenza in Twitter, i modelli di come gli utenti vedono i risultati dei motori di ricerca, i mercati predittivi, il prof. Raghavan ha fissato alcune idee chiave molto interessanti per quello che potremmo chiamare una sociologia computazionale: 1. L’attuale uso dei cicli di calcolo dei computer non è destinato alla computazione, bensì alla comunicazione 2. Il web è un’ottimo strumento per osservare il comportamento

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Interfaccia per il datamining del globo

Ho un debole per le dashboard (in italiano: cruscotto), ovvero quelle interfacce che servono per navigare all’interno di una serie articolata di dati o database. Il progetto IBM World Factbook, è u’applicazione interattiva che consente di navigare all’interno di una serie di dati (presumibilmente presi dal CIA World Factbook), che possono essere visualizzati in maniera globale in tre modi: mappa, tremap, OLAP. L’IBM World Factbook è una demo che serve per testare alcune soluzioni software di Big Blue. Molto interessante, soprattutto per fare comparazioni in tempo reale su alcuni indicatori socio-economici globali. [Infopusher: Downloadsquad]

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Economia della Coppa del Mondo

Ecco un bel poster per capire il giro d’affari che gravita intorno ai Mondiali di Calcio del Sudafrica 2010 Per ingrandire, basta cliccarci su [infopusher: Mint.com]

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Il Giappone è uno strano paese

Japan – The Strange Country (Japanese ver.) from Kenichi on Vimeo. Ed è ancora più strano vederlo rpapresentato in infografica. Il video che vedete sopra e che narra alcuni facts & figures sul Giappone, è il risultato della tesi di Kenichi Tanaka, un giovane designer di 23 anni (qui è possibile trovare il suo blog). Molto interessante, ma soprattutto bello da vedere. Ma in Italia ci sono persone che fanno cose simili?

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Sourcemap: da dove vengono i prodotti che consumiamo?

Vi siete mai chiesti da dove vengono i prodotti che consumiamo? Sicuramente si: un po’ perchè siete curiosi, un po’ perchè ormai la globalizzazione è ovunque, un po’ perchè tutte le tecnologie che usiamo sicuramente non sono italiane. Sourcemap (http://www.sourcemap.org/) è un’applicazione piuttosto interessante. Infatti è un progetto open source che si presenta come “platform for researching, optimizing and sharing the supply chains behind a number of everyday products”. Si ma cos’è il supply chain? Quoto da Wikipedia: Nonostante l’alta popolarità del supply chain management sia nella teoria che nella pratica non esiste unanime consenso sul suo significato, anche perché il suo sviluppo in ambito manageriale e accademico è recente. Esistono decine di definizioni che possono essere sintetizzate, tuttavia, nei seguenti approcci: * SCM inteso come nulla di più che un nome diverso dato all’integrazione logistica (Tyndall G. 1998) * SCM leggibile come una integrazione verticale tra imprese (Cooper M.C.,

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Jon Kleinberg e Duncan Watts: chi sono costoro?

Per chi come me sta studiando sociologicamente il mondo dei social media, si sarà incontrato nella letteratura informatica che – grazie alla diffusione dell’internet delle persone – studia sempre più spesso reti tecnologiche che sono anche reti sociali (secondo un classico leit motiv di studiosi come Barry Wellman). In questo mio girovagare fra letteratura scientifica non sempre sociologicamente ortodossa, ho incontrato due autori i cui lavori sono molto interessanti per gli studiosi di network (analysis ma anche society) e che potrebbero indicare una nuova genìa di ricerche interessanti e con metodologie assolutamente nuove e affascinanti, e che danno un certo spessore teorico e metodologico ad alcune cosette micro che sto facendo io in questo periodo (tipo il mio interesse verso il social media monitoring, alcuni giochetti di data visualizazion e un’infatuazione verso i mercati predittivi) Jon Kleinberg Ho intercettato questo brillante informatico della Cornell University praticamente per caso – come

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Iphone e Twitter come risposta alla crisi delle istituzioni sociali

I Social Network come infrastrutture delle relazioni: i casi Iphone e Twitter View more documents from Davide Bennato. La settimana appena trascorsa sono stato invitato in qualità di relatore all’evento annuale che Digital PR organizza per far incontrare le aziende italiane che si stanno muovendo sui temi legati ai social media, in modo tale da scambiare impressioni ed esperienze su come usare le piattaforme del web 2.0 per l’esigenza delle imprese (in prevalenza marketing e comunicazione esterna). E’ già il secondo anno che sono stato coinvolto come relatore, e anche quest’anno sono state confermate le mie sensazioni che un evento di questo tipo è un’ottima occasione per confrontarsi con le aziende da parte di chi – come me – non vive la realtà dei social media in termini di business, ma piuttosto la vive come dimensione della ricerca (ma non solo). Detto brutalmente, per me è stata un’ottima palestra per

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© Davide Bennato