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La sfida dei social media: connettività, desincronizzazione, disintermediazione

Come ricordavo qualche giorno fa, venerdì 4 maggio scorso sono stato ospite dell’Università di Pisa in due eventi differenti. Il primo evento è stato alla Facoltà di Scienze Politiche, dove sono stato invitato dalla mia collega  e amica Roberta Bracciale a svolgere un seminario dal titolo “La sfida dei social media alla società delle reti“. Per affrontare la questione – piuttosto articolata – ho ragionato nel modo seguente. Per prima cosa ho disarticolato il concetto di sfida alla società delle reti, scomponendo la sfida in: economica, politica, culturale, sociale, personale. Ad ognuna delle sfide ho associato una particolare punto di vista (per facilitare il ragionamento) a cui ho dato seguito con uno specifico case study. Infine per tirare le somme del ragionamento, ho proposto un framework di riferimento per contestualizzare il futuro del dibattito. Il framework si basa su tre dimensioni del rapporto social media/società delle reti: connettività, desincronizzazione, disintermediazione.

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Perchè Gutenberg mi fa schifo

L’altro giorno osservavo un mio amico molto più giovane di me e molto erudito che leggeva un libro, il Sidereus Nuncius, di quelli prodotti con l’artificio di quel tale Gutenberg: la stampa. Quasi ad ogni pagina, quindi senza pausa, leggeva e rileggeva la grande quantità di parole dal suono volgare che provenivano da quelle fredde lettere figlie del piombo. Più ancora del loro suono sgraziato e della mancanza di rispetto della retorica classica, si sa la tecnica non concede spazio all’humanitas, mi ha colpito l’assoluta vacuità dei ragionamenti: la natura era qualcosa di calcolabile, priva della luce della grandezza divina e non veniva lasciato nessuno spazio allo splendore del creato. Era come se la stampa meccanica (mai come in questo caso espressione della technè) rendesse artificiose le forme del creato, la bellezza del cosmo, incapace di sondare la grandezza divina. Nessuna sintesi possibile, nessuna sfumatura, zero possibilità che dal gracchiare

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La cultura dei makers: hackerismo flessibile, taylorismo riflessivo, hardware come app

Qualche giorno fa si è svolto a Roma l’incontro World Wide Rome – The Makers Edition, un evento che ha chiamato a raccolta i cosiddetti makers, ovvero gli hacker dei prodotti. L’evento ha visto un gran numero di speaker italiani e stranieri. Guest star senza dubbio Chris Anderson (Direttore di Wired USA e autore del libro/teoria The Long Tail), Dale Dougherty (direttore di Make, la rivista dei costruttori fai da te) e Massimo Banzi (autore del progetto di elettronica open source Arduino) che hanno tenuto alto l’interesse del pubblico per tutta la prima parte della mattinata. Il pomeriggio non è stato da meno con le storie di makers italiani, un buon numero dei quali usciti dall’ (EX) Interaction Design Institute di Ivrea (dove – per inciso – anch’io ho tenuto un seminario molti anni fa) Le storie interessanti erano tantissime e per tutti i gusti. Chi aveva fuso il suo

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iPad, Twitter e calcio: una questione di potere

Qualche tempo fa sono stato contattato da Antonio Carotenuto, giornalista di Repubblica, che mi chiede un’intervista sulla questione calcio e tecnologia (iPad in panchina, divieto per i calciatori di Twitter e Facebook e così via). Nonostante l’intervista si dovesse svolgere telefonicamente, ho chiesto di poterla fare per email: un po’ perché all’epoca stavo negli USA e a causa del fuso orario non era facile fare una chiacchierata telefonica, un po’ perché mi sono accorto che l’argomento sarebbe stato complesso da trattare a voce, meglio la riflessione della pagina scritta (nel senso elettronico del termine).   Così è stato: le domande sono arrivate (molto ben documentate e con specifiche questioni da affrontare) e perciò mi sono trovato a rispondere su un tema che è molto più delicato di quanto potessi immaginare.

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Perché Pinterest né mi piace né mi convince

Chiunque segua la quotidianità dei social media, sa perfettamente che il buzz in rete degli ultimi mesi è monopolizzato da una nuova piattaforma che molti ritengono the next big thing. Sto parlando di Pinterest, una piattaforma di photosharing ovvero di condivisione di immagini e video (anche se al momento questi ultimi non sembrano avere successo) con delle proprietà da social network.   Il concept è piuttosto semplice. Ad ogni account utente corrisponde un profilo che può essere organizzato in bacheche (Board) ed ogni bacheca è tematica, nel senso che l‘utente può inserire le immagini che crede (Pins) classificandole nelle bacheche che ha deciso di aprire e condividerle contemporaneamente su Facebook e/o Twitter o tramite embedding. L’utente può seguire altre persone, scegliendo di seguire tutte le bacheche o solo alcune. Il lifestream è un patchwork di immagini provenienti dai nostri contatti, con le quali possiamo interagire inserendole nelle nostre bacheche, apprezzandole con un

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Regala un libro a Natale: Sociologia dei media digitali

Mi rendo conto che il titolo è smaccatamente promozionale, ma in questo periodo sto promuovendo il mio libro e quindi sono nel mood del marketing. Una domanda potrebbe essere: perché diavolo regalare (o regalarsi) un saggio su internet, social media e social network? Se avete la pazienza di leggere questo post posso spiegarlo. Quale giorno fa la casa editrice Laterza ha pubblicato il mio nuovo libro dal titolo Sociologia dei media digitali. E già questa mi sembra una frase quantomeno curiosa perché presuppone che io sforni i libri a ritmo continuo, mentre in realtà è il mio secondo libro dopo ben 9 anni dalla pubblicazione del primo. Il mio primo libro è stato Le metafore del computer (Meltemi, Roma, 2002) e risentiva moltissimo della mia impostazione di sociologo della scienza e della tecnologia e  - soprattutto – parlava di computer e non di internet. Lo scopo di quel libro era rispondere ad una domanda precisa:

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Primo Ministro Cameron, il caso Facebook non è tuo

Due le notizie di questa settimana: la “grecizzazione” dell’Italia economica appartenente all’eurozona e i disordini nel Regno Unito, che la stampa ha etichettato come London Riots (i disordini di Londra). Ed è questo secondo evento che ha attirato la mia attenzione, anche perchè del primo oltre a spaventarmi e a sollecitare le mie personalissime opinioni, non mi permette di far altro. Il Primo Ministro David Cameron, nel discorso che ha tenuto al parlamento inglese ieri sera, ha fatto il punto della situazione sui disordini scoppiati a Londra (e via via contagiati per il resto della Gran Bretagna) e ha ribadito che le misure per il controllo saranno ispirate al pugno duro (cosa aspettarsi da un conservatore?). Le misure per il contenimento dei disordini prevedono – tra le altre cose – il diritto dei poliziotti a rivelare il viso di chi si nasconde dietro cappelli, sciarpe, maschere (e qui l’immaginazione corre

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Una cosa divertente che rifarei volentieri (con opportuni caveat)

Prendo in prestito (modificato) un bel titolo di un celebre libro di David Foster Wallace per raccontare di un’esperienza straniante che mi è capitata ieri. Giusto ieri – infatti – sono stato ospite della trasmissione Estate in diretta, condotta da Marco Liorni e Lorella Landi, che altro non è che la versione vacanziera della celebre La vita in diretta, condotta su Rai1 da Lamberto Sposini. Ho fatto parte di un rapido talk show – siparietto, mi verrebbe da dire – che aveva come tema Facebook, condotto da Lorella Landi. E fin qui niente di male. In questo mio ruolo di esperto di cose della rete, ero accompagnato da Paolo Bottazzini, autore di un bel libro su Google e dintorni dal titolo Googlecrazia. Dopo averci microfonato, abbiamo atteso dietro le quinte il nostro ingresso in studio. Gli ospiti – vari rappresentanti del mondo dello spettacolo e delle istituzioni, con tanto di sacerdote –

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Il giorno dopo La notte della rete

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Ricordarsi di dimenticare: note a margine di un convegno su oblio, reputazione, privacy

Ieri sono stato alla Sala Conferenze di Piazza Monte Citorio per partecipare al convegno dal titolo La memoria lunga della rete. Privacy, reputazione e diritto all’oblio nell’era di internet, organizzato da Anso (Associazione Nazionale Stampa Online) e Cnr-IIT (Istituto di Informatica e Telematica), quest’ultimo organizzatore delle conferenze Igf (Internet Governance Forum) in Italia (a cui ho avuto modo di partecipare un paio di anni fa). Interessante il tema del rapporto fra memoria e internet, che mi è capitato di affrontare almeno in due diverse occasioni: in senso generale e in senso un po’ più seminariale (qui il paper). Coordinato dal bravo Guido Scorza (Istituto per le Politiche dell’Innovazione), sul palco si sono succeduti diversi interventi. L’introduzione è toccata a Stefano Rodotà, che ha illustrato le diverse modalità su cui si sta muovendo su questi temi la comunità europea (Viviane Reding è stata un vero convitato di pietra del convegno) seguendo

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© Davide Bennato