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La sfida dei social media: connettività, desincronizzazione, disintermediazione

Come ricordavo qualche giorno fa, venerdì 4 maggio scorso sono stato ospite dell’Università di Pisa in due eventi differenti. Il primo evento è stato alla Facoltà di Scienze Politiche, dove sono stato invitato dalla mia collega  e amica Roberta Bracciale a svolgere un seminario dal titolo “La sfida dei social media alla società delle reti“. Per affrontare la questione – piuttosto articolata – ho ragionato nel modo seguente. Per prima cosa ho disarticolato il concetto di sfida alla società delle reti, scomponendo la sfida in: economica, politica, culturale, sociale, personale. Ad ognuna delle sfide ho associato una particolare punto di vista (per facilitare il ragionamento) a cui ho dato seguito con uno specifico case study. Infine per tirare le somme del ragionamento, ho proposto un framework di riferimento per contestualizzare il futuro del dibattito. Il framework si basa su tre dimensioni del rapporto social media/società delle reti: connettività, desincronizzazione, disintermediazione.

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Quei follower sono veri o sono falsi? Truthy lo sa

Gli italiani in questi ultimi mesi, stanno facendo una sbornia di Twitter. Infatti Twitter è senza dubbio la piattaforma social media che ha attirato maggiormente l’interesse dell’opinione pubblica italiana non necessariamente legata alle culture digitali. VIP, attori, giornalisti, cantanti, calciatori: ormai è piuttosto trendy avere (ed usare) un account Twitter, grazie anche alla voglia che hanno gli italiani di diventare follower del proprio VIP preferito. Un ruolo a parte hanno i politici: anche loro sono entrati nel meccanismo e abbiamo assistito in questi mesi ad una crescita esponenziale dei parlamentari twitteri. Quello che desta in alcuni casi qualche sospetto è che i parlamentari italiani hanno un successo di follower piuttosto altalenante. In pratica mentre è chiaro che i politici più mediatizzati hanno un tasso di crescita dei follower piuttosto costante, alcuni meno presenti sulla ribalta alternano periodi in cui i follower crescono lentamente con periodi di crescita repentina. Il buonsenso

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Come usano i nostri parlamentari Facebook, Twitter e gli altri social media?

Sapete che molti dei nostri parlamentari sono su Facebook, Twitter e altri social media? Ma cosa fanno in tali spazi? Come si comportano? Sono in grado di usarli oppure no? Conoscono la Netiquette di questi spazi sociali? Per rispondere a questa domanda, Sara Bentivegna – docente all’Università Sapienza di Roma – ha messo insieme un gruppo di studiosi (tra cui il sottoscritto) per svolgere una ricerca che fosse in grado di raccogliere e investigare il comportamento dei nostri parlamentari (deputati e senatori) su Facebook ed altri media digitali. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati il mese scorso da Franco Angeli. Il libro si chiama Parlamento 2.0 Strategie di comunicazione politica in internet (quando si parla ai politici meglio essere didascalici) e studia la presenza dei politici sul web, sui blog, Facebook, Twitter, Youtube e sull’esperienza dell’e-parliament. Ieri alla Fondazione Camera dei Deputati sono stati presentati i principali risultati

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Open data e democrazia ovvero la politica può essere basata su prove empiriche?

Un paio di mesi fa è uscito il nuovo numero (il 9 per la precisione) della rivista Brand Care Magazine, dove curo una rubrica su tecnologia, cultura e società. Il tema del numero è quello delle Comunità creative, declinate secondo diverse forme: narrazione, satira, marketing, foodblogging. Io ho affrontato il tema degli Open Data con un articolo dal titolo “Evidence Based Democracy. Gli open data come strumento di democrazia” L’idea che cerco di sostenere è che gli open data possono essere considerati un passo ulteriore verso una nuova forma di democrazia partecipativa, dove “partecipazione” vuol dire anche mettere a punto degli strumenti per monitorare attraverso i dati l’operato della pubblica amministrazione, a tutti i livelli.

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Qual è l’impatto dei social media sulla ricerca sociale?

Qualche giorno fa, Radar Blog di O’Reilly pubblica una interessante intervista a Drew Conway sul quale è stato l’impatto dei social media, dell’open source e del datamining sulle scienze sociali. Per capire chi è Conway e qual è il suo lavoro, metto qui le slide di uno speech sull’uso di R per la social network analysis in ambiente social media da lui tenuto a maggio 2010. Ovviamente, Conway ha un suo blog molto interessante (Zero Intelligence Agents) che mescola scienza politica, programmazione con il software statistico (open source) R, social media ed altro ancora. Qui ho messo un estratto delle sue risposte, ma credo che valga la pena di leggere l’intervista nel suo complesso

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Visualizzazione dinamica della storia delle esplosioni nucleari

Ogni esplosione nucleare – di pace e di guerra – un suono Ogni scorrere dei mesi: un altro suono. Gli anni che passano: un beep Benvenuti nella visualizzazione dinamica della storia delle esplosioni nucleari. L’opera è frutto dell’ingegno dell’artista grafico giapponese  Isao Hashimoto, che ha voluto in questo modo rappresentare la storia delle esplosioni nucleari. Il video è molto bello perchè da i primi timidi silenzi rotti degli anni 40-50, si passa alla cacofonia degli anni 60-70 in un crescendo dovuto all’aumentare delle esplosioni e all’aumentare dei paesi protagonisti di esplosioni nucleari. Il (relativo) silenzio apparirà alla metà degli anni ’90.

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Il discorso di fine anno del Presidente Napolitano

Giovani, futuro, opportunità, Napoli, paese reale. Sono queste le parole chiave che potrebbero descrivere il discorso che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha tenuto all’Italia per fare i suoi auguri di Buon 2011. Dato che a leggere i titoli dei giornali di oggi, soprattutto le dichiarazioni (di apprezzamento) dei politici, non è chiaro quale siano stati i punti centrali del discorso, mi sembrava interessante iniziare l’anno con un approccio più “scientifico” alla questione. Grazie a Massimo Mantellini, ho scaricato il pdf del discorso del Presidente Napolitano e ne ho fatto un paio di analisi: la tagcloud per vedere tipo e frequenza di parole utilizzate, e la wordtree per verificare in che contesto le varie parole sono state utilizzate. Lascio a chi interessato il compito di vedere quali siano stati i temi affrontati da Giorgio Napolitano.

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Analisi del discorso di Gianfranco Fini a Mirabello

Le parole usate nel discorso in formato tagcloud La risposta alla domanda: secondo la visione di Gianfranco Fini, che cos’è Futuro e Libertà?

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Il Giappone è uno strano paese

Japan – The Strange Country (Japanese ver.) from Kenichi on Vimeo. Ed è ancora più strano vederlo rpapresentato in infografica. Il video che vedete sopra e che narra alcuni facts & figures sul Giappone, è il risultato della tesi di Kenichi Tanaka, un giovane designer di 23 anni (qui è possibile trovare il suo blog). Molto interessante, ma soprattutto bello da vedere. Ma in Italia ci sono persone che fanno cose simili?

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Sourcemap: da dove vengono i prodotti che consumiamo?

Vi siete mai chiesti da dove vengono i prodotti che consumiamo? Sicuramente si: un po’ perchè siete curiosi, un po’ perchè ormai la globalizzazione è ovunque, un po’ perchè tutte le tecnologie che usiamo sicuramente non sono italiane. Sourcemap (http://www.sourcemap.org/) è un’applicazione piuttosto interessante. Infatti è un progetto open source che si presenta come “platform for researching, optimizing and sharing the supply chains behind a number of everyday products”. Si ma cos’è il supply chain? Quoto da Wikipedia: Nonostante l’alta popolarità del supply chain management sia nella teoria che nella pratica non esiste unanime consenso sul suo significato, anche perché il suo sviluppo in ambito manageriale e accademico è recente. Esistono decine di definizioni che possono essere sintetizzate, tuttavia, nei seguenti approcci: * SCM inteso come nulla di più che un nome diverso dato all’integrazione logistica (Tyndall G. 1998) * SCM leggibile come una integrazione verticale tra imprese (Cooper M.C.,

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© Davide Bennato