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Quei follower sono veri o sono falsi? Truthy lo sa

Gli italiani in questi ultimi mesi, stanno facendo una sbornia di Twitter. Infatti Twitter è senza dubbio la piattaforma social media che ha attirato maggiormente l’interesse dell’opinione pubblica italiana non necessariamente legata alle culture digitali. VIP, attori, giornalisti, cantanti, calciatori: ormai è piuttosto trendy avere (ed usare) un account Twitter, grazie anche alla voglia che hanno gli italiani di diventare follower del proprio VIP preferito. Un ruolo a parte hanno i politici: anche loro sono entrati nel meccanismo e abbiamo assistito in questi mesi ad una crescita esponenziale dei parlamentari twitteri. Quello che desta in alcuni casi qualche sospetto è che i parlamentari italiani hanno un successo di follower piuttosto altalenante. In pratica mentre è chiaro che i politici più mediatizzati hanno un tasso di crescita dei follower piuttosto costante, alcuni meno presenti sulla ribalta alternano periodi in cui i follower crescono lentamente con periodi di crescita repentina. Il buonsenso

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Ciao Lucio: la morte di Lucio Dalla vista da Twitter

Lo scorso 1 marzo 2012 è morto improvvisamente per un infarto il famoso cantautore italiano Lucio Dalla, in Svizzera mentre stava preparando la tappa del suo prossimo tour. La notizia è stata data in anteprima da Il Resto del Carlino, che l’ha pubblicata sul sito della testata e rapidamente ha fatto il giro della rete grazie alla potenza virale di Twitter. A dire il vero anche su Facebook la notizia ha cominciato ha circolare intorno alle 12.30, pochi minuti dopo la breaking news del Resto del Carlino, ma senza dubbio è stato Twitter a diffondere la notizia, confermando così la sua anima di social media newstream. Su Twitter si sono succedute rapidamente prima la notizia della morte. che è diventata rapidamente trending topic di giovedì 1 marzo, poi sono apparsi due hashtag – #luciodalla e #ciaolucio – che hanno etichettato i tweet sull’argomento. Come spesso capita stavo davanti al computer

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Bottlenose ovvero una dashboard per Twitter piuttosto speciale

Ritorno alla scrittura del blog dopo qualche settimana di assenza. Un po’ per il mio viaggio negli States (lunga storia, avrò modo di dire), un po’ per le attività promozionali per il mio ultimo libro Sociologia dei media digitali (anche di questo avrò modo di dire). Partiamo da un’osservazione assolutamente banale: Twitter in Italia sta crescendo a ritmi piuttosto consistenti. Le avvisaglie ci sono tutte: arrivo dell’early majority sulla piattaforma, la crescita degli account verificati di persone del mondo dello spettacolo e della politica (e su questo consiglio di dare un’occhiata all’Osservatorio social VIP del mio amico Stefano Chiarazzo), la stampa che prende i “virgolettati” dai tweets, persino il nome di una trasmissione di varietà a mo’ di hashtag (mi riferisco a #ilpiugrandespettacolodopoilweekend di Fiorello). A questo punto la domanda: come usare Twitter nel modo più professionale ed efficiente? Risposta: Bottlenose.

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Appunti sull’uso aziendale della social media analytics

Giovedì 29 settembre, BuzzDetector, società di social media analytics e consulenza, ha organizzato un piccolo evento sul tema dell’ascolto e analisi delle conversazioni online. L’evento ha preso le mosse dal libro dell’autore di Webmetricsguru , Marshall Sponder “Social Media Analytics”, in quanto l’autore – ospite dell’incontro – ha risposto ad una serie di domande e osservazioni che gli sono state sollevate dal conduttore della giornata, Alessio Jacona. La seconda parte della giornata è stata dedicata ad una tavola rotonda in cui si sono confrontate diverse aziende sulle forme di uso delle strategie di social media analysis. A parlare sono state diverse aziende: Nestlè (Manuela Kron, Corporate Affairs Director), MSC Crociere (Patrizia Iantorno, CRM e Social media manager), Starcom (Marco Muraglia, CEO), Telecom (Antonio Pavolini, Senior Analyst, Media Industry Innovation & Industry Relations), Open Knowledge (Stefano Mizzella, PHD e analista)

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Visualizzare la propria rete sociale su Linkedin

In questo gran parlare che si fa di Facebook, si dimentica che uno social network più longevi e professionali è senza dubbio Linkedin. La piattaforma – in puro stile perpetual beta – si è rinnovata più volte, in un’ottica di integrazione di servizi e funzioni avanzate, raccolta nella sezione Linkedin Labs. Una di quelle più interessanti è senza dubbio Linkedin InMaps.

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Il 2010 visto attraverso le statistiche dei servizi web 2.0

Una delle conseguenze dell’uso che noi facciamo dei servizi web 2.0 è il fatto che il nostro comportamento d’uso viene tracciato e archiviato. Questo universo di dati è spesso usato per descrivere tendenze, modi d’uso e argomenti che hanno caratterizzato l’uso delle piattaforme dei social media nel corso dell’anno. Qui in basso troverete le statistiche relative al 2010 dell’uso di tre diversi servizi: Google e le tendenze di ricerca (Google Zeitgeist in versione interattiva), Twitter e le informazioni che hanno circolato durante l’anno (Twitter Year in review), Facebook e gli argomenti più “conversati” (Facebook Memology), Slideshare e l’uso fatto delle presentazioni (Slideshare Zeitgeist). Piccola annotazione. Ai più non sarà sfuggito che il termine più usato per cogliere l’anno è Zeitgeist, parola tedesca che vuol dire “spirito del tempo” e che è stata resa celebre dalla filosofia idealistica di Hegel. SlideShare Zeitgeist 2010 View more presentations from Rashmi Sinha.

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Wikileaks e Gapminder per raccontare la realtà con i dati

Oggi, due video da usare come case study per l’uso dei dati a fini narrativi (o data storytelling, se vi piace di più). Il primo è un’elaborazione grafica in formato video di 91.000 documenti di Wikileaks relativi all’Afghanistan che riportano una serie di azioni militari letali avvenute tra il 2004 e il 2009 (prima del boom di visibilità del sito). La tecnica di visualizzazione utilizzata è la heatmap (o mappa di calore) ed è stato realizzato da un gruppo di PhD capitanati da Mike Dewar (qui alcune techno-info). Il secondo è la versione animata, interattiva e raccontata delle famose statistiche di Gapminder di Hans Rosling, autore di uno dei più bei interventi al TED sull’uso dei dati per lo studio dei fenomeni sociali (secondo i principi della visual analytics). Il video è stato prodotto dalla BBC per il documentario “The Joy of Stat” Buon divertimento. Visualisation of Activity in Afghanistan

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L’analisi quantitativa dei comportamenti degli utenti online

Giusto una settimana fa, ho avuto modo di partecipare alla Lectio Magistralis del prof. Prabhakar Raghavan, direttore dei Yahoo! Labs, invitato dal direttore del Dipartimento di Informatica dell’Università La Sapienza Alessandro Panconesi. L’oggetto della Lectio dal titolo “The Quantitative analysis of User Behaviour online” è stato quello di sottolineare la necessità per l’informatica di avvalersi dell’alleanza fra scienze sociali ed economiche. Attraverso una interessante carrellata di esempi (alcuni noti ai lettori di tecnoetica), come gli esperimenti sul fenomeno Small Worlds, i mercati culturali artificiali, la struttura dell’influenza in Twitter, i modelli di come gli utenti vedono i risultati dei motori di ricerca, i mercati predittivi, il prof. Raghavan ha fissato alcune idee chiave molto interessanti per quello che potremmo chiamare una sociologia computazionale: 1. L’attuale uso dei cicli di calcolo dei computer non è destinato alla computazione, bensì alla comunicazione 2. Il web è un’ottimo strumento per osservare il comportamento

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Il giornalismo all’epoca del datamining

Journalism in the Age of Data from Geoff McGhee on Vimeo. Journalism in the age of data è un documentario di ben 54 minuti realizzato da Geoff McGhee, un giornalista specializzato in multimedia e infografica. Il documentario prova a fare il punto su come stia cambiando il giornalismo digitale che usa come meccanismo narrativo i dati e la loro rappresentazione grafica per raccontare una storia. Infatti come credo si possa immaginare, si possono raccontare e analizzare i fatti non solo con le parole ma anche con l’uso dei dati e delle rappresentazioni grafiche. Un esempio è il famosissimo They Rule, che racconta gli intrecci del potere delle grosse corporations attraverso l’uso di mappe grafiche interattive di tipo social network. Journalism in the age of data è possibile guardarlo nella versione annotata e divisa in capitoli presenti sul sito ufficiale del progetto. [Infopusher: Infographics News]

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Fare ricerca nei social media: l’ascolto delle conversazioni online

Listening online conversations View more presentations from Davide Bennato. Ieri sono stato ospite del Workshop on Advanced Research Methods (WARM) organizzato dal gruppo del LaRiCA dell’Università di Urbino, un gruppo che chi frequenta i social media conosce nelle figure di Giovanni Boccia Artieri, Luca Rossi, Fabio Giglietto ed altri. Ospite d’eccezzione della giornata è stata Jean Burgess, una ricercatrice australiana che assieme a Joshua Green è autrice di un interessante studio su Youtube e la clip culture e che in questi giorni è stata ospite degli urbinati. WARM – e il relativo call for paper per studiosi italiani – ha avuto come obiettivo quello di riflettere su cosa voglia dire fare ricerca sociale nelle piattaforme del web 2.0 e soprattutto come fare ricerca in questi spazi. Io ho presentato un intervento teorico che prende spunto da alcuni miei studi più o meno strutturati – in particolare lo studio sul terremoto

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© Davide Bennato