Google: il lato oscuro del web?

Questo è l’atto di accusa da parte di Hungry Beast


Questa è la risposta presa dal blog ufficiale di Google Operating System:

[…]
The video concludes that Google’s ultimate goal is to gather data about everyone in the world and to show great targeted ads. Actually, Google’s mission is to “organize the world’s information and make it universally accessible and useful”. Google’s disrupting business model pushes the boundaries of technology by democratizing knowledge. Ads are only the fuel that helps Google accomplish its mission.
[…]

Tu da che parte stai?

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Un fine settimana tra Ignite e Girl Geek

Conclusione di settimana dinamica per il sottoscritto.
Cominciamo con il primo evento.

Ignite Italia
20 slide, 15 secondi, 5 minuti.
Sono gli ingredienti di un formato interessante: ovvero l’ignite, un modo affascinante per esporre idee, soluzioni e consigli.
In pratica l’oratore deve parlare - di quello che crede - usando un totale di 20 slide che scorrono automaticamente ogni 15 secondi, per un totale di 5 minuti di speech.
Questa originale formula di presentazione è stata portata a Roma in occasione dell’Ignite Global Week lo scorso giovedì 4 marzo 2010 dal progetto Ignite Italia che fa riferimento alla società Elastic e al suo deus-ex-machina Nicola Mattina.
La serata è stata ricca di interventi - la cultura dei manga, i flash mob, la reputazione e la rete, android contro iPhone, cucina e km zero - ed è stata arricchita da un numero imprecisato di tweets (come d’uso in queste manifestazioni) e un sacco di gente interessanti, altri noti, altri meno, altri conosciuti, altri conoscenti (qui un bel set di foto di Luca Sartoni).
Io mi sono assolutamente divertito e bonariamente coscritto da Nicola, ho presentato un Ignite su musica e visualizzazione dei dati dal titolo “Sinestesie musicali digitali”.
Sopra potete vedere il risultato dei miei 5 minuti da speaker.
Per altre info, consiglio l’hashtag #igniteitalia

Girl Geek Dinner Roma
Il giorno dopo - 5 marzo 2010 - si è tenuta (sempre a Roma) il quarto incontro delle Girl Geek romane.
Tema della serata è stato l’ecosostenibilità ed hanno parlato oltre agli sponsor dell’evento - Tetrapak, Suitcase, Legambiente, Lush - anche Tania Valentini di Abagnomaria con un suo speech su cibo e KM zero, che in puro stile green della serata, aveva “riciclato” (dato che lo stesso speech è stato presentato semre da Tania all’Ignite: battuta prevedibile, ma dovuta) :-) .
La serata è stata un’occasione per rivedere le persone della sera prima - com’è piccola la social media sfera romana - alcuni assenti all’ignite e poi ci si è stato il momento dell’animazione del DJ Nicola Bruno AKA Smeerch che ha fatto ballare i presenti.
Ad onor di cronaca anche il sottoscritto è stato “parte” della serata, anche se in modo un po’ diverso dalla partecipazione all’Ignite.
Anche in questo caso, un’occhiata all’hashtag #ggdroma4 per un resoconto frammentario ma divertente di quello che è successo.

Mi sono davvero divertito, ho incontrato un sacco di amici, conosciuti di nuovi e ascoltato buona musica.
Cosa chiedere di più ad un fine settimana?


Prime uve, il bicchiere e la sezione aurea

Qualche giorno fa sono stato ospite delle cantine Bonaventura Maschio in occasione di un evento indirizzato ai foodblogger e organizzato per sensibilizzare sul concetto di acquavite d’uva.

Il sottoscritto certamente non è un foodblogger nè - tantomeno - un esperto di distillati: c’è chi meglio di me ha saputo raccontare la giornata, con accuratezza rispetto alla componente relativa alla cultura enogastronomica.

C’è stato però un aspetto relativo all’innovazione che mi ha profondamente colpito, e una volta raccontata la cosa, cercherò di dire anche perchè.
Cominciamo con un paio di informazioni di contesto sul mercato dei distillati a base d’uva (mi scuso in anticipo per le inevitabili imprecisioni).

Nella seconda metà degli anni ‘80, il prodotto di “acquavite d’uva” era un prodotto pressochè inesistente nel panorama dei distillati, anche perchè il prodotto di punta era senza dubbio la grappa derivante dalla distillazione di vinaccia d’uva (prodotto secco) mentre l’acquavite è un distillato di materia prima fermentata (prodotto liquido).

Nel 1998, per un mix di marketing e innovazione (componenti spesso mixate in diversi settori industriali), le distillerie Bonaventura Maschio decisero di progettare un calice da degustazione dei distillati che valorizzasse il bouquet (testa, corpo, coda) dei distillati.

Perchè è necessario? Perchè a differenza dei vini - che hanno un bouquet molto intenso e persistente, i distillati solitamente rilasciano i propri aromi in maniera molto più veloce e immediata, e in quantità di gran lunga inferiore.
Pertanto serve un bicchiere che valorizzi la volatilità degli aromi e raggiunga rapidamente l’olfatto.
Facciamo un esempio: per degustare un distillato dai profumi complessi - come un’acquavite d’uva - non è necessario roteare eccessivamente il bicchiere (come si fa col vino) ma semplicemente dare un semplice colpo di polso per passare all’aroma successivo, quasi “come se si sfogliassero le pagine di un libro” secondo una bella metafora usata da Andrea Maschio.

Qual è stata la soluzione? La soluzione è stata un bicchiere (più correttamente un calice da degustazione) che rispettasse la proporzione aurea, ovvero quello strumento matematico, lascito della cultura greca classica nella versione rettangolo aureo, che consiste nel “rapporto fra due grandezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due” (A:B=B:C, dove B>A e C=A+B).

Il bicchiere - qui rappresentato - è stato senza dubbio un successo, stando anche all’aneddotica che ci è stata raccontata.
Come quella volta in cui il mastro distillatore di una celebre distilleria di whisky scozzese, pianse nell’assaggiare il proprio prodotto con il calice “aureo”, colpito dal fatto che il suo personale bicchiere, con cui effettuava la degustazione e che teneva gelosamente custodito sotto chiave, non reggeva il paragone.

Quello che più mi ha colpito, è che non c’è nessuna teoria scientifica sull’evaporazione dei liquidi che confermi l’effetto di persistenza e concetrazione degli aromi reso possibile dal calice da degustazione Bonaventura Maschio.
Mi ha colpito nel bene, in quanto la soluzione scelta comunque si rifà ad una serie di costanti geometriche che si incontrano spesso in natura (come la successione di Fibonacci, per esempio).

Quindi il design, ispirato ad una ricerca di un particolare effetto ha dato vita ad un oggetto semplicemente sofisticato, che tante soddisfazioni ha dato a chi lo ha ideato.

Davvero complimenti.


Shosholoza: esercizi di stile

University of Florida Men’s Glee Club: Tshotsholoza

Reveille Men’s Chorus: Tshotsholoza (con controcanto gospel)

Ladysmith Black Mambazo: Shosholoza (arrangiamento pop)

Ipi nTombi: Shosholoza (arrangiamento stile Boney M)

Peter Gabriel: Shosholoza (arrangiamento world music)

The Drakensberg Boys Choir: Shosholoza (la versione antoniano meticcio)

Stanford Talisman: Shosholoza (la versione live)

Star Choir of the Star for Life project: Gärdebylåten/Shosholoza (la variante melting pot)

Paolo Filidei e il coro Etno-Jazz dell’Associazione Polifonica G.Monaco di Livorno: Shosholoza (la versione jazz)

Walter Rizzati: Ciocio-Ciociolosa (dalla colonna sonora de “Io sto con gli ippopotami”)

I tre da Berlino: Shosholoza (improvvisazione stradale)

Il coro Afrikaans: Shosholoza (la versione con i bambini)

Free State Stadium, Bloemfontein: Shosholoza (il ruggito dello stadio)

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Se il Signore degli Anelli fosse un sentiero animato…

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