Semacode: switchare tra reale e digitale.
Passeggiamo per strada e troviamo una specie di glifo (ovvero un’immagine che ricorda vagamente un ideogramma). Abbiamo un fotofonino, scattiamo la foto e –voilà– il glifo si trasforma in un indirizzo internet che ci rimanda ad un sito, ad una pagina particolare, qualsiasi altra risorsa sia disponibile su internet (e sia fruibile dal nostro smartphone). Sono queste le caratteristiche di una nuova applicazione dei fotofonini destinata ad aumentare il campo di applicazione di queste tecnologie.
È Semacode, un software distribuito secondo la licenza Public Domain sviluppato per trasformare gli indirizzi web in particolari codici bidimensionali, che possono essere letti e decodificati dai telefonini con la fotocamera. Per creare simboli semacode basta avere il programma apposito ed una normale stampante, mentre per decodificare un simbolo semacode (o datamatrix) è necessario un fotofonino, un browser (solitamente Opera) e il software Semacode.
Il software – messo a punto da Simon Woodside, uno sviluppatore Symbian– si presta per tutta una serie di applicazioni in cui può essere utile avere uno scambio tra mondo “reale” e mondo “digitale”.
Poniamo il caso di essere ad una fermata dell’autobus e di voler conoscere il percorso e la posizione del mezzo. Scattiamo la foto al simbolo Semacode eventualmente presente sulla fermata, ed esso porterà sul sito internet dove consultare le informazioni sul nostro autobus.
Oppure leggiamo su un manifesto pubblicitario di un concerto interessante, il simbolo semacode ci linkerà automaticamente sul sito internet sul quale acquistare i biglietti per il nostro concerto.
Ovviamente anche gli usi ludici potrebbero essere incoraggiati, come nel caso di un Semacode-party in cui tutti i partecipanti sono dotati di badge con simboli semacode tramite i quali si viene rimandati alla corrispondente pagina Meetic (o sito personale) attraverso cui sapere un po’ di più sulla persona in questione (ad esempio se è sentimentalmente legata, o no…).
Attualmente il programma è disponibile per tutti i telefonini dotati di sistema operativo Symbian classe 60 (ovvero Nokia 3650, 3600, 3620, 6600, 6620, 7650, 7610, Siemens SX1, Sony Ericsson P800) ma presto sarà disponibile anche per altre piattaforme come Java Micro Edition e Linux.
Chi vuole può aggiornarsi tramite l’immancabile weblog di Semacode.
Dal punto vi vista tecnoetico, possiamo considerare il Semacode come un caso classico di enhanced reality.
Molto sinteticamente: grazie ad opportuno utilizzo di tecnologie basate su internet, lo spazio fisico a noi circostante si trasforma in uno spazio ad alta densità informativa che influisce sul modo con cui noi possiamo interagire con altri individui.
Abbiamo già parlato di un caso simile, ovvero il toothing.
L’idea di trasformare informazioni in immagini è un caso specifico della steganografia, ovvero quella parte della crittografia che si occupa di occultare informazioni in altre informazioni. La tradizione classica fa risalire a Giovanni Tritemio (vero nome Johann Heidenberg 1462-1516), l’idea della steganografia. Fu infatti anche autore di due famosi trattati sull’argomento: Steganographia e Clavis Steganographiae.
Oggi in un’epoca di crittografia computer-assisitita, le cose sono molto cambiate ed esistono diverse tipologie di software steganografici che permettono di occultare informazioni in modi diversi.
Una forma moderna di steganografia è senza dubbio l’uso dei codici a barre, ovvero quei codici che letti da opportune scanner danno delle informazioni merceologiche molto dettagliate sui prodotti sui quali vengono apposti.
In realtà chiamare steganografia i codici a barre e i codici semacode è una piccola forzatura in quanto lo scopo in questo caso non è occultare le informazioni bensì ottimizzarle per renderle leggibili da opportuni dispositivi.
Ma quando si parla di informazioni codificate, il riferimento alla crittografia è spesso obbligato.
Un uso alternativo delle tecnologie sul tipo dei codice a barre fu sperimentato nei primi anni 90.
Barcode Battler si chiamava il giocattolo che faceva “lottare” dei personaggi una volta che si introducevano delle apposite card (tipo Magick o Yu-Gi-Oh) che rappresentavano questi personaggi ed erano dotate di codici a barre. Il giocattolo incontrò un’imprevista notorietà in quanto alcuni accaniti giocatori si accorsero che Barcode Battler leggeva non solo i codici a barre delle card ufficiali, ma qualsiasi codice a barre.
Perciò se si voleva dare una maggiore forza d’impatto al proprio personaggio, bastava sostituire il codice a barre presente sulla card con un codice a barre preso da un altro prodotto: un pacco di patatine, un gelato, una zuppa in scatola…
La pratica ebbe successo per qualche tempo finchè il Barcode Battler non passò di moda.
Forse è un azzardo o forse no, ma il Semacode incontrerà una simile capacità adattiva alle necessità comunicative delle persone.
Modificato


byron scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Uhm, sono abbastanza ignorante in materia, sebbene appassionato o meglio affascinato da queste tecnologie dell’informazione. Ma questo Semacode (Codice Semantico?) mi pare un po’ un circolo vizioso per ottenere informazioni… Voglio dire, non è più semplice scrivere, nella nostra ipotetica fermata d’autobus, l’indirizzo http o wap che conitene le informazioni? Che bisogno c’è di scattare delle foto ad un quadro astratto che mi porta a ricevere queste informazioni? O ancora, non è più comodo uno scanner che legge automaticamente tale indirizzo, ma perlomeno scritto affinchè venga memorizzato dall’essere umano? Perchè creare un linguaggio nuovo, mediato da foto?
anonimo scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59L’osservazione mi sembra pertinente.
Forse perchè in questo modo semacode diventa un codice per potersi rapidamente spostare dal livello “reale” al livello “web”.
Oppure permette di inserire anche lunghi link di difficile memorizzazione (magari in formato .asp o .php).
Mettiamola così: è come se fosse una serratura grafica la cui chiave per accedere è il fotofonino.
Francesco scrive:
Inserito il 20 Febbraio 2008 alle 16:27Barcode Battler era il mio giocattolo preferito… non vedo l’ora di giocare a Semacode Shifter! invece di singole battaglie intere campagne di comunicazione… lol