Ideologia grossa come le montagne
Un uomo parla a una webcam da una remota capanna nel cuore dell’India e le sue parole vengono riprodotte da una pletora di tecnologie – telefonini, laptop, maxischermi – in tutte le parti del mondo, lasciando parole di speranza e amore nel cuore di tutti gli uomini…
Bella, vero? Come potrebbe essere altrimenti data una storia così edificante. È poco importante il fatto che la pubblicità – perché di pubblicità si tratta – sia frutto di vari anacronismi perché l’uomo che parla è il Mahatma Gandhi (il “fachiro mezzo nudo” come lo chiamava Winston Churchill) e la presenza negli anni ’40 di tutte queste tecnologie lo possiamo considerare quantomeno azzardato. Ma si sa: l’immaginazione ci fa prefigurare mondi che non è necessario che siano veri.
È la nuova campagna corporate della Telecom Italia che non ha esitato nell’investire diverse migliaia di euro per garantirsi un ottimo regista – Spike Lee – un’ottima agenzia pubblicitaria – la Young & Rubicam – un’ottima società di produzione – la Colorado.
È curioso – ma neanche tanto – che una pubblicità così bella non ci venda nulla, ma ci faccia riflettere sul valore della comunicazione.
Ci sarebbe da asciugarsi le lacrime e lasciarsi intenerire, se fosse un film.
Ma non lo è. È una pubblicità.
E inesorabilmente bisogna ricordarsi che “il medium è il messaggio”. Perciò possiamo dire che la pubblicità ci sta veicolando un messaggio commerciale: ma qual è?
È azzeccata la fotografia, è scelto bene il testimonial (suo malgrado), va bene anche il pay off (la frase posta sotto il marchio Telecom), per non parlare della musica scelta (Sacrifice di Lisa Gerrard e Pieter Bourke, dalla colonna sonora del film Insider di Micael Mann).
Allora? Cos’è che non funziona?
Nulla. Funziona tutto benissimo. Solo che è insopportabilmente ideologica.
1. È ideologica nella forma
Una delle cose che colpisce è il fatto che lo spot sembra girato in diverse location, dalla piazza Rossa fino alla foresta africana passando per Roma. L’ideologia che si tenta di riprodurre è quella dei media che hanno globalizzato il mondo ovvero il mondo globalizzato dai media. Siamo tutti vicini e abitanti della terra perché siamo tutti davanti gli stessi media e l’informazione circola liberamente. A parte il fatto che le varie ricerche dell’Unesco fanno notare come ci sia una forte sperequazione mondiale nella distribuzione dei media e che il 70% delle persone al mondo non ha la possibilità di fare una telefonata (altro che webcam), ma l’idea che basta un po’ di tecnologia della comunicazione sparsa nel mondo ad avvicinare le persone la considero assolutamente insopportabile. Così come considero insopportabili le affermazioni contrarie, ovvero che i media separano le persone. Posto in questi termini il problema media/società non fa altro che riprodurre la domanda che fanno alcuni zii scemi ai propri nipoti “ma tu a chi vuoi più bene: a mamma o a papà?” rielaborando la domanda nei termini della questione: “ma tu cosa pensi dei media: separano o uniscono?”. L’ideologia alla base dello spot Telecom è di ottimismo tecnologico di stampo determinista. Ovvero: peccato che non avevamo televisori, computer e telefonini negli anni ’40, avremmo potuto tutti ascoltare le parole di Gandhi. Come no: e a Gandhi chi gli avrebbe dato il permesso di parlare in mondovisione? Il Commonwealth Britannico? Churchill?
2. È ideologica nel messaggio
‘’Se avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?'’ recita l’headline finale. La domanda è troppo buonista da non resistere alla tentazione di rispondere. Che mondo sarebbe? Assolutamente identico! La retorica alla base del messaggio è quella che grandi discorsi possono avere grandi effetti sul cuore delle persone, peccato che di solito ci si dimentica di ricordare che è necessario che le parole siano legittimate per poter essere ascoltate. In pratica il mio barbiere può elaborare delle riflessioni belle e profonde, ma restano le riflessioni di un uomo. Se le stesse riflessioni le fa un personaggio legittimato, un politico, un religioso, uno scienziato, un imprenditore, allora le parole diventano pietre e il messaggio diventa qualcosa di perenne. È quello che in sociologia si chiama effetto San Matteo dalle omonime parole dell’evangelista (13,12 e 25,29): «A chi ha, verrà dato, e sarà nell’abbondanza: ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha». In questo caso ciò che viene dato a chi già ha è la legittimazione. Se io riconosco un ruolo importante ad una persona, la stessa importanza l’attribuirò alle sue parole. Gandhi era visto con disprezzo dalle persone su cui avrebbe voluto che il messaggio facesse presa, ovvero l’allora governo britannico che lo vedeva come un problema e non come un interlocutore, figuriamoci se l’avesse sentito parlare in mondovisione. E poi un’altra cosa. Siamo sicuri che non ci siano già dei nostri contemporanei che si fanno veicolo d’un messaggio profondo e non li sappiamo sentire? Eppure dovremmo saperlo, dato che siamo in un mondo sovra-mediatizzato. Fra 60 anni chi dei nostri contemporanei prenderà il posto di Gandhi fra le persone che si sono fatte testimoni di un messaggio importante?
Mi rendo conto che forse le questioni sollevate sono troppo grosse per una semplice pubblicità e forse le stiamo dando troppa importanza, ma chi di retorica ferisce di critica perisce (almeno credo).
Ultima annotazione cattiva: fra tutte le tecnologie rappresentate, quella che ci fa la figura migliore – la più enfatica – è il maxischermo della Piazza Rossa. È curioso che in una pubblicità di una compagnia di telecomunicazioni a fare la parte del leone sia proprio la televisione.
Con buona pace dei new media.
Modificato


emy scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59lo so.. la pubblicità di per se è un po’ squallida ma vedere le immagini di Gandhi… tutte le volte mi lascia a bocca aperta…
Davide Bennato scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59In realtà la pubblicità di per sè stessa non è assolutamente squallida, anzi è troppo patinata-che-simula-LoFi (bassa fedeltà).Ciò che la rende squallida è il messaggio implicito ed esplicito.Però ammetto che anche a me fa effetto sentire e vedere Gandhi in mondovisione (anche se non capisco quello che dice…)
catu scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Vorrei avere la traduzione del discorso di Gandhi nella pubblicità Telecom
Grazie
Rossella scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Davvero non capisco…perchè definire questa pubblicità squallida o LoFi??E’ una pubblicità che impatta fortemente ed il messaggio è molto chiaro….trovo che sia riuscita nel compito di ipotizzare (e creare per l’utente) un "mondo possibile"..un futuro migliore attraverso la rappresentazione di un passato migliore…..xkè non credere che un grande discorso, ampliato grazie alla forza diffusiva dei media, possa avere "grandi effetti nei cuori delle persone"? ..è una pubblicità che lascia a bocca aperta?..è chiara?..rimane sulla bocca delle persone?..infondo sono questi i suoi obiettivi(commerciali)..inoltre, che c’è di meglio di comunicare alle persone (anche se a scopo commerciale) l’importanza vitale della comunicazione?…
anonimo scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59E’ talmente bella che non mi piace!Per carità Gandhi è Gandhi, come MLK è Martin Luther King e lungi da me qualsiasi riduzione del loro messaggio (forte in un contesto a basso livello tecno-informativo rispetto ad oggi)…ma non è l’utilizzo della loro immagine che mi fa pensare… è perchè gandhi? perchè ora? e soprattutto se invece di Gandhi ci fosse stato Goebbels (vedi Fatherland di Harris) sapreste rispondere alla domanda?'’Se avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?'’
Lino scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59nel messaggio precedente non avevo inserito il nome…lo potete leggere in questo!Besos
Davide Bennato scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Per Rossella:Per la precisione l’ho trovata patinata che simula LoFi, nel senso che ti fa credere d’essere d’epoca mentre in realtà non lo è: banale osservazione.Vediamo le mie obiezioni punto dopo punto.1. "Impatta fortemente….": mi meraviglierei che così non fosse dato tutti i soldi che ci avranno speso. L’ingredienti ci sono tutti: giocare con il passato, bianco e nero d’epoca, musica struggente, tutto questo mi fa ringraziare Dio di non essere diabetico. Credo che siano riusciti a fare peggio delle vecchie pubblicità della Barilla.2. "mondo possibile….": potrei essere d’accordo se io credessi che basta far sentire un bel discorso per far diventare tutti più buoni. Peccato che non ci creda. Babbo Natale? No, grazie.3. "grande discorso": Medium è il messaggio, diceva qualcuno. La televisione può farti ascoltare belle parole e fare cose belle per poco tempo, ma dopo il ciarpame prende il sopravvento. La bellezza è negli occhi di guarda diceva qualcun’altro, potremmo parafrasare che la bonta è nel cuore di chi ascolta. Qualsiasi cosa, non solo Gandhi in TV.4."lascia a bocca aperta": Obiettivi commerciali raggiunti, OK. Si parla della pubblicità della Telecom (piace/non piace), OK. Ma ho due obiezioni. La prima: quante persone compreranno servizi Telecom pur parlando (o meno) della "Gandhata"? La seconda: è sempre vero che il fine giustifica i mezzi? Mi spiego: un’impresa ha tutto il diritto di fare soldi, è la base del sistema industriale moderno, quindi perchè prendersela con la Valsella se produce mine antiuomo? è un prodotto come un altro! (Mi rendo conto di aver fatto un parallelo esagerato, ma la sostanza non cambia: va bene fare qualsiasi cosa pur di comunicare un bene/servizio?)5. "importanza vitale": la pubblicità ci dice che è importante comunicare. Vero. Ma ci dice anche che è importante mangiare pastasciutta. Vero. Ci dice anche che è importante avere una buona igiene intima. Vero. Non saranno verità banali? Abbiamo bisogno della pubblicità per saperlo? In realtà la pubblicità ci dice che è importante comunicare. Con Telecom. Ma ci dice anche che è importante mangiare pastasciutta. Barilla. Ci dice anche che è importante avere una buona igiene intima. Con Infasil. Messe così le cose sono un pochino diverse.Ovviamente si può anche pensare che il mondo sia un posto in cui la pubblicità ci dice delle cose bellissime e - en passant - vende dei prodotti.Io non ci credo.
Davide Bennato scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Per LinoCondivido. Quanto è bello comunicare quando c’è Gandhi che parla in TV. Ma se non ci fosse Gandhi? Ma qualcun altro?
Lino scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Più che vendita del prodotto/servizio mi dà l’impressione di pubblicità istituzionale, usando il vestito dell’etica.E’ possibile che ci sia uno slittamento, nel comunicare tecnologia, che allontana dal marchio?
sergio scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Una pubblicità che comunica sulla comunicazione è un compito difficile. Alla fine in questa di Telecom credo si tenti di raccontare una storia con un finale positivo. Non cercherei a tutti costi di vedere quale male si nasconda dietro la comunicazione di prodotto o istituzionale. Tutti i messaggi sottendono un’ideologia e quelli pubblicitari tendono/vogliono creare un effetto di persusiasione, quindi non scopre nulla chi vuole farci notare questa cosa. Piuttosto è interessante capire se il finale è coerente con le premesse. I simboli e i valori in gioco confluiscono correttamente nella frase finale? Il simbolo della non violenza, il valore della pace, così bistrattato e strumentalizzato oggi, è anche qui deformato? Forse non ho ancora la capacità di rispondere, anche se un’idea me la sono fatta.Vi inviterei a una risposta, volete?
anonimo scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Per sergio: non so se ho anch’io la capacità di risponderti ma mi sono fatto un’idea e ci provo…I simboli e i valori in gioco confluiscono correttamente nella frase finale?In parte…perchè simboli e valori non sono fissi nel tempo e su di essi incidono numerose variabili! L’utilizzo di simboli e valori indiscussi ed indiscutibili spesso consentono una migliore "persuasione" finalizzata alla vendita di un qualcosa che sia un prodotto, un servizio o un accesso (quale costo per parlare al mondo per Gandhi?). Non credo si possa pensare al confluire dei valori e dei simboli svincolati dal contesto socio-economico di riferimento.Il simbolo della non violenza, il valore della pace, così bistrattato e strumentalizzato oggi, è anche qui deformato? A parer mio ab-usato!A proposito dell’efficacia dello spot direi che se provo (con un piccolo sforzo ;o)) ad identificare la tecnologia (per comunicare valori e simboli) e marchio (Telecom) il mondo sarebbe toccato solo in parte dalla parola del Mahatma, considerando che Telecom non è presente in tutti e 5 i continenti!(permettemi una battuta) Fossi Gandhi forse avrei scelto Vodafone che rappresenta molto di più un operatore globale.
Lino scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Az.. scusatemi! scusami sergio…mi sono dimenticato nuovamente di inserire il nome…
Davide Bennato scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Per SergioIl tuo commento mi ha portato a riflettere e credo di non essere stato sufficientemente chiaro sul perchè ritengo ideologica la Gandhata della TelecomSono assolutamente d’accordo con te nel ritenere che tutte le pubblicità siano ideologiche, ma credo che questa sia più "pericolosa" perchè dice che le cose non basta farle, basta comunicarle, e su questo non sono d’accordo. La potenza di Gandhi è nella sua vita, non solo in quello che ha detto. Troppi messaggi intorno a noi ci dicono che per conoscere il mondo basta accendere la TV, per viaggiare basta la fantasia e un buon collegamento internet: il rapporto con le persone è ridotto a comunicazione. Comunicare aiuta, ma non è una panacea. Io ho impiegato un pò del mio tempo per capire in cosa mi dava fastidio la Gandhata della Telecom. Che effetto può fare su chi non ha gli strumenti per "svelare" il portato retorico e ideologico del messaggio? E’ molto facile ridere delle pubblicità dei profumi che dicono che sarai irresistibile per le donne, un pò meno su quelle che dicono che basta comunicare per risolvere i problemi.O - peggio - che il mondo sia migliore.
sergio scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59è un po’ di tempo che non mi collego e quindi ho perso le vostre risposte. Le ho lette con piacere or ora e tento una "reponse" personalissima. Sono d’accordo solo in parte con Davide. Siccome è sempre più facile dire su cosa non si è d’accordo voglio tentare di dire cosa apprezzo in una risposta che parla di vita. E’ vero: di Gandhi è più importante la vita rispetto al racconto della sua esistenza, ma senza comunicazione, senza la trasmissione della sua esperienza, senza interpretazione e sedimentazione culturale, per noi non sarebbe nulla. Non credo che il mondo per essere conosciuto debba essere visto alla TV e meno male che c’è ancora spazio per altri canali dove attingere conoscenza, dove imparare chi era Gandhi. Chi non ha i mezzi per arrivare al portato ideologico del messaggio della Telecom ne percepisce ugualmente una parte, quella che più direttamente fa appello, quella che è legata in maniera più forte, alla struttura del suo senso. In questo passaggio dal profondo alla superficie, se vuoi, c’è meno distorsione, meno influenze, più purezza. Sono le basi che costruiscono la sua significazione, quindi quale pericolo dovrebbe esserci se le basi sono sane? La dinamica del senso viene percepita da tutti, anche da chi non conosce Gandhi ed è qui la cosa importante: percepita comunque in modo positivo. Il senso si porta dietro i valori in gioco che nel finale emergono credo coerentemente. Qualcosa comunque mi disturba, ma non è certo l’ideologia del messaggio, né il conflitto tra chi capisce e chi non può capire. Forse mi disturbano le immagini delle piazze piene di persone, nel senso del come viene rappresentata questa gente che ascolta. C’è un non so che di Grande Fratello, un non so ché di Piazza Venezia che emerge come trasmissione sovrapposta, come deviazione. Sono i visi che lo rispecchiano, ma forse mi sbaglio. Non c’é una vera attività in chi ascolta, solo una posizione spaziale ben delineata (in basso) e niente interpretazione palese. Ma…
Davide Bennato scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Per Sergio:Anch’io mi trovo a sottoscrivere buona parte delle tue riflessioni. Ma tuttavia insisto nel ritene il messaggio implicito della Gandhata un pò pernicioso.Ma questo è solo il mio parere.
stefano scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59La pubblività in se non al trovo squallida, anzi il messaggio che manda è di per se positivo. La comunicazione al servizio dell’uomo e della cultura della non violenza. certo mi lascia perplesso vedere i due africani con il loro notebook probabilmente saranno connessi in modalità wireless sugli alberi. M a a parte questo al cosa inquietante è che dove vivo io a pochi km da Roma il 28 ottobre un gruppo si fascisti hanno affisso abusivamente la stessa immagine, lo stesso slogan, solo che la posto di Gandhi e della cultura della pace c’era il loro idolo. Il 28 ottobre del 10ì922 ci fu la marcia su Roma quindi potete immaginare di chi parlo. Non scrivo neppure per quanto mi faccia schifo la cosa. La cosa mi ha lasciato davvero perplesso lo stesso messaggio usato per dare speranza nella versione originale e incutere timore e un senso nostalgico negativo nella versione taroccata.
Lino scrive:
Inserito il 1 Gennaio 1970 alle 00:59Estratto di intervista a Spike Lee(L’espresso 5-11 nov.):Lo spot su Gandhi ha toccato il cuore di tutti. Verrà esportato anche negli altri Paesi?"Sono molto felice del successo che sta riscuotendo questo lavoro. E’ uno spot che trasmette un messaggio molto attuale e assolutamente universale. MI piacerebbe chiedere di presentarlo anche a società di telecomunicazioni americane oppure della Telecom all’estero"Sta già pensando ad un altro soggetto publicitario per il futuro?"Per me è molto facile rispondere a questa domanda. E’ chiaro che ho in mente Martin Luther King"(Spike Lee aveva già girato uno spot Telecom con Nelson Mandela…avanti il prossimo)