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Open data e democrazia ovvero la politica può essere basata su prove empiriche?

Un paio di mesi fa è uscito il nuovo numero (il 9 per la precisione) della rivista Brand Care Magazine, dove curo una rubrica su tecnologia, cultura e società. Il tema del numero è quello delle Comunità creative, declinate secondo diverse forme: narrazione, satira, marketing, foodblogging. Io ho affrontato il tema degli Open Data con un articolo dal titolo “Evidence Based Democracy. Gli open data come strumento di democrazia” L’idea che cerco di sostenere è che gli open data possono essere considerati un passo ulteriore verso una nuova forma di democrazia partecipativa, dove “partecipazione” vuol dire anche mettere a punto degli strumenti per monitorare attraverso i dati l’operato della pubblica amministrazione, a tutti i livelli.

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Quali sono le regole per sopravvivere ad una infezione di zombie

Chi sta leggendo questo post per via del titolo e si aspetta qualcosa che abbia a che fare con la i racconti di fantascienza o il cinema horror, continui a leggere perché resterà sorpreso. Qualche giorno fa il CDC di Atlanta ha rilasciato un documento in  cui si illustrano quali sono le regole – igieniche, epidemiologiche, sociali – per sopravvivere a quella che loro chiamano una apocalisse zombie. Per chi non lo sapesse, CDC sta per Centers for Disease Control and Prevention, ovvero Centro per il Controllo delle Malattie e per la Prevenzione, un ente federale USA che attraverso la sua rete di laboratori sparsi sul territorio statunitense, si occupa di temi legati alla sorveglianza biomedica, che è stato anche immortalato in film (come Virus Letale e Mission Impossible 2) e in serie televisive (è infatti parziale protagonista di Medical Investigations). Un centro serio, importante, governativo: allora perché cimentarsi con gli zombie e

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Un video per mappare l’universo come lo descrivono le ricerche astronomiche

Prendete tutte le ricerche e le osservazioni fatte dall’astronomia (ottica e radio) e chiedetevi: che tipo di immagine dell’Universo danno? Se lo è chiesto L’American Musem of Natural History e lo Hayden Planetarium, ha dato vita al progetto The Known Universe, con lo scopo di rappresentare in maniera dinamica come appare l’universo conosciuto alla luce delle scoperte più recenti.

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Ricercatori scientifici fra social network e iPad

Oggi sono a Trieste, in occasione della prima edizione di Mappe, un progetto frutto del laboratorio di Comunicazione della Scienza della SISSA (Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati), luogo celebre per la sua attenzione alla scienza in tutte le sue declinazioni, compresa la dimensione comunicativa. Mappe è un evento che ha come scopo quello di focalizzare l’attenzione sulle dinamiche della scienza e dell’innovazione nel XXI secolo, e per fare questo sono previste una serie di attività che sono iniziate lo scorso martedì 23 novembre e finiranno sabato 27. Qui i curiosi potranno trovare il programma della manifestazione. Questa prima edizione di Mappe, ha avuto come linee guida alcuni temi strategici per il futuro prossimo: giornalismo scientifico e potere nel XXI secolo, evoluzione e biodiversità, la scienza e i social networks, la scienza a teatro e per le strade della città. Fra le diverse attività che costellano queste giornate, Mappe è

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Che cos’è la visualizzazione dei dati?

Una domanda che attanaglia tutti quelli che – per mestiere – si trovano a rappresentare graficamente informazioni è la seguente: che cos’è la visualizzazione dei dati? Da una parte data analysis, dall’altra grafica, dall’altra storytelling (si: raccontare storie con immagini relativi a dati). Non è sicuramente una competenza semplice, ma è qualcosa di complesso. Secondo il classico adagio per cui un’immagine vale più di 100 parole, quale modo migliore di rappresentare l’identità della visualizzazione dei dati con una visualizzazione dei dati? Ecco a voi una meta-data visualization

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L’arte del tatuaggio scientifico

“Cosa significa il tuo tatuaggio?” “E’ un tribale, rappresenta forza e coraggio… E il tuo cosa vuol dire?” “E’ il simbolo chimico del dietilamide dell’acido lisergico” Ovviamente si tratta di uno scambio di battute assolutamente immaginario, ma ammetterete che ha il suo fascino. Discover Magazine è una rivista online che si occupa di scienza. Da circa un paio d’anni ha un’interessante rubrica che si chiama Science Tatoo Emporium. Lo scopo di questa rubrica è quello di raccogliere i tatuaggi ad argomento scientifico che costellano fianchi, caviglie, braccia, colli, bicipiti e quant’altro dei suoi lettori. Il tatuaggio è ormai una moda piuttosto diffusa, moda che – spero che perdonerete il mio outing – fatico (e non poco) a condividere. Come è facile immaginare, buona parte delle persone che si fanno tatuare elementi grafici e simbolici presi dalla cultura scientifica, sono studenti o dottorandi di corsi di laurea scientifici. Sembra un vezzo

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Comunicare la scienza: da SuperQuark alla crowd science

Ieri sono stato ospite dell’INFN della sezione di Firenze. E’ un posto molto interessante così come sono interessanti i progetti di ricerca che vanno dalla fisica applicata alle opere d’arte fino ai temi dell’ambiente. Sono stato invitato in occasione dei consigli di sezione – un momento di corrdinamento interno per quel che ho capito – perchè durante queste riunioni talvolta è previsto un breve seminario su vari argomenti. Il mio intervento dal titolo “La comunicazione della scienza fra masss media e social media”, ha avuto lo scopo ad illustrare in maniera ordinata le tematiche più importanti dell’attuale dibattito sulla comunicazione della scienza. In particolare le idee che ho sostenuto sono state: 1. La scienza è un sistema che comunica: infatti paper, convegni, seminari, incontri, workshop, riviste, sono tutti strumenti che fasnno parte integralmente del processo della ricerca scientifica (tema classico della sociologia della scienza). 2. La scienza nei mass media

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Pinup ai raggi X

Immagino che chi abbia letto il titolo di questo post, abbia ipotizzato l’uso di una metafora nel titolo. E invece no: il titolo va interpretato in senso letterale Qui in basso uno slideshow di una serie di immagini piuttosto curiose: sono le foto di una donna in posizione tipica da pinup, ma visualizzate ai raggi X. Fanno parte del calendario 2010 prodotto per una campagna pubblicitaria della Eizo, una società specializzata in strumenti medicali Buon divertimento. To view this photo slideshow you need to have Flash Player 9 or newer installed and JavaScript enabled. PhotoSnack is a photo slideshow software for high-quality photo presentations. [Infopusher: Sociological Images]

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L’analisi quantitativa dei comportamenti degli utenti online

Giusto una settimana fa, ho avuto modo di partecipare alla Lectio Magistralis del prof. Prabhakar Raghavan, direttore dei Yahoo! Labs, invitato dal direttore del Dipartimento di Informatica dell’Università La Sapienza Alessandro Panconesi. L’oggetto della Lectio dal titolo “The Quantitative analysis of User Behaviour online” è stato quello di sottolineare la necessità per l’informatica di avvalersi dell’alleanza fra scienze sociali ed economiche. Attraverso una interessante carrellata di esempi (alcuni noti ai lettori di tecnoetica), come gli esperimenti sul fenomeno Small Worlds, i mercati culturali artificiali, la struttura dell’influenza in Twitter, i modelli di come gli utenti vedono i risultati dei motori di ricerca, i mercati predittivi, il prof. Raghavan ha fissato alcune idee chiave molto interessanti per quello che potremmo chiamare una sociologia computazionale: 1. L’attuale uso dei cicli di calcolo dei computer non è destinato alla computazione, bensì alla comunicazione 2. Il web è un’ottimo strumento per osservare il comportamento

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Geotime: il datamining proiettato nello spazio-tempo

Geotime è un software commerciale molto interessante prodotto dalla Oculus, in grado di di collocare dati temporali su una mappa. Chiunque abbia provato a fare mappe geografiche ricche di dati, sa che deve trovare qualche escamotage per evitare la confusione che inevitabilmente arriva all’aumentare il numero dei dati collocati sulla mappa. Geotime aggira il problema attraverso una visualizzazione 3D così che la mappa definisce lo spazio, i punti definiscono gli eventi, e sull’asse Z vengono inseriti il succedersi degli eventi (come una sorta di timeline verticale) Geotime è frutto di una ricerca su come visualizzare informazioni time-based. In alto un video dimostrativo che spiega le potenzialità di Geotime, video facente parte di un ignite talk tenuto durante la International Conference on Crisis Mapping del 2009 (ICCP 2009). Mentre in basso un altro video che effettua una analisi visuale dell’andamento globale dell’influenza suina.

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© Davide Bennato