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Open data e democrazia ovvero la politica può essere basata su prove empiriche?

Un paio di mesi fa è uscito il nuovo numero (il 9 per la precisione) della rivista Brand Care Magazine, dove curo una rubrica su tecnologia, cultura e società. Il tema del numero è quello delle Comunità creative, declinate secondo diverse forme: narrazione, satira, marketing, foodblogging. Io ho affrontato il tema degli Open Data con un articolo dal titolo “Evidence Based Democracy. Gli open data come strumento di democrazia” L’idea che cerco di sostenere è che gli open data possono essere considerati un passo ulteriore verso una nuova forma di democrazia partecipativa, dove “partecipazione” vuol dire anche mettere a punto degli strumenti per monitorare attraverso i dati l’operato della pubblica amministrazione, a tutti i livelli.

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Qual è l’impatto dei social media sulla ricerca sociale?

Qualche giorno fa, Radar Blog di O’Reilly pubblica una interessante intervista a Drew Conway sul quale è stato l’impatto dei social media, dell’open source e del datamining sulle scienze sociali. Per capire chi è Conway e qual è il suo lavoro, metto qui le slide di uno speech sull’uso di R per la social network analysis in ambiente social media da lui tenuto a maggio 2010. Ovviamente, Conway ha un suo blog molto interessante (Zero Intelligence Agents) che mescola scienza politica, programmazione con il software statistico (open source) R, social media ed altro ancora. Qui ho messo un estratto delle sue risposte, ma credo che valga la pena di leggere l’intervista nel suo complesso

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Storia interattiva delle proteste nel Maghreb

Una delle notizie che maggiormente hanno calamitato i giornali nelle ultime settimane e che hanno portato alla situazione attuale di guerra con la Libia per la deposizione di Gheddafi, è senza dubbio è la rivolta dei paesi del Maghreb. Partendo dalla Tunisia è iniziato un moto di protesta civile e sociale che, tra le altre cose, ha portato alla deposizione di Mubarak e recentemente ha incendiato il Bahrain. Per raccontare le vicende, ogni testata ha usato una sua strategia: quella più affascinante è senza dubbio quella del Guardian.

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Opensanremo ovvero basta a televoti e giurie fantasma

Oggi inizia il Festival di Sanremo: un evento culturale degno del nome, vuoi perché è una delle poche manifestazioni nazionalpopolari con una precisa identità nazionale, vuoi perché polarizza le opinioni fra chi la odia e chi l’apprezza (ama, mi sembra esagerato). Io faccio parte di quelli che l’apprezzano, anche se devo ringraziare il fatto che la guardo a computer aperto su  Facebook, Twitter, Friendfeed attivi per commenti, osservazioni e tutto il resto. Quest’anno oltre ai suddetti, avrò uno strumento in più: Opensanremo, progetto della società Busk.fm. Il ragionamento è piuttosto semplice.

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Wikileaks e Gapminder per raccontare la realtà con i dati

Oggi, due video da usare come case study per l’uso dei dati a fini narrativi (o data storytelling, se vi piace di più). Il primo è un’elaborazione grafica in formato video di 91.000 documenti di Wikileaks relativi all’Afghanistan che riportano una serie di azioni militari letali avvenute tra il 2004 e il 2009 (prima del boom di visibilità del sito). La tecnica di visualizzazione utilizzata è la heatmap (o mappa di calore) ed è stato realizzato da un gruppo di PhD capitanati da Mike Dewar (qui alcune techno-info). Il secondo è la versione animata, interattiva e raccontata delle famose statistiche di Gapminder di Hans Rosling, autore di uno dei più bei interventi al TED sull’uso dei dati per lo studio dei fenomeni sociali (secondo i principi della visual analytics). Il video è stato prodotto dalla BBC per il documentario “The Joy of Stat” Buon divertimento. Visualisation of Activity in Afghanistan

(continua)…

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Storytelling e datamining verso la visualizzazione

BrandCare magazine è ormai arrivata al settimo numero: un traguardo che mi piace dire di aver raggiunto insieme, dato che faccio parte del progetto dall’inizio. Questo numero è interamente dedicato allo storytelling, ovvero all’arte di raccontare storie, che oggi usa il web e gli strumenti dei social media per aumentare la fascinazione dell’affabulazione. il mio pezzo porta il titolo di “Ditelo con i dati. Quando lo storytelling incontra il datamining“. L’argomento che sviluppo è che grazie alle nuove forme di visualizzazione delle informazioni rese disponibili dalla rete, è possibile usare i dati come strumento per raccontare storie. Con una loro grammatica e con un preciso meccanismo narrativo, ma non per questo meno affascinanti. Lo spunto sono i grandi classici dell’infografica fino ad arrivare a progetti come Gapminder, Many Eyes (il mio preferito), il The Evolution of Privacy in Facebook. L’articolo è disponibile qui in basso: se siete interessati alla rivista

(continua)…

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La Decima Conferenza Nazionale di Statistica e la data visualization

Nei giorni del 15 e 16 dicembre scorsi, si è svolta a Roma, presso il Palazzo dei Congressi all’EUR, la Decima Conferenza Nazionale di Statistica, dal titolo “Statistica 2.0: vivere l’innovazione al servizio della società”. Anche nella statistica italiana – come si può immaginare la conferenza è stata organizzata dall’ISTAT – è entrato il 2.0, che sta ad indicare un nuovo rapporto fra ricercatori, uso dei dati e applicazioni tecnologiche.

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Il giornalismo all’epoca del datamining

Journalism in the Age of Data from Geoff McGhee on Vimeo. Journalism in the age of data è un documentario di ben 54 minuti realizzato da Geoff McGhee, un giornalista specializzato in multimedia e infografica. Il documentario prova a fare il punto su come stia cambiando il giornalismo digitale che usa come meccanismo narrativo i dati e la loro rappresentazione grafica per raccontare una storia. Infatti come credo si possa immaginare, si possono raccontare e analizzare i fatti non solo con le parole ma anche con l’uso dei dati e delle rappresentazioni grafiche. Un esempio è il famosissimo They Rule, che racconta gli intrecci del potere delle grosse corporations attraverso l’uso di mappe grafiche interattive di tipo social network. Journalism in the age of data è possibile guardarlo nella versione annotata e divisa in capitoli presenti sul sito ufficiale del progetto. [Infopusher: Infographics News]

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Il teorema di Bayes alla prova dei Mondiali di Calcio

I Mondiali di Calcio sono una delle occasioni più ghiotte per sperimentare tecniche di previsione (e fare pubblicità alle società di consulenza che usano queste tecniche). Anche perchè non solo gli italiani si sentono esperti di Calcio che – in quanto tale – vogliono dire la propria. Le slide qui in basso sono la spiegazione di come funziona World Cup 2010 di Bayesia (una società di consulenza francese che usa tecniche bayesiane). Sopra lo screenshot del servizio interattivo. Già un paio di post fa avevo segnalato un altro strumento che applica il teorema di Bayes ai Mondiali di Calcio di Sudafrica 2010. In pratica si fanno previsioni sulla probabilità di vittoria/pareggio/sconfitta della squadra A sulla squadra B, facendo attenzione però che le previsioni (espresse in forma percentuale) facciano come totale 100%. Poi si aggregano tutte le previsioni e si applica un algoritmo che implementa un sistema esperto con regole bayesiane.

(continua)…

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Datastoria dei Mondiali di Calcio 1930-2006

Se cliccate sull’immagine qui in basso vi si aprirà una dashboard interattiva per avere qualche statistica sui Mondiali di Calcio dal 1930 al 2006. La dashboard è stata fatta usando il software di visualizzazione Tableau (che – per inciso – può essere scaricato sul proprio computer). Buon divertimento. [infopusher: Clearly and Simply]

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© Davide Bennato