Sociologia di Facebook ovvero perchè Facebook ha così tanto successo

Curva di diffusione e Facebook
Partiamo da quella che potremmo chiamare un’evidenza empirica: negli ultimi tempi chiunque abbia un account su Facebook avrà certamente notato come siano aumentati esponenzialmente il numero di persone iscritte e di conseguenza il numero dei propri contatti.
Per tacer del fatto che questa piattaforma di social networking abbia avuto nelle ultime settimane una non indifferente copertura mediatica.
La domanda a questo punto diventa legittima e pressante: come spiegare il recente successo (italiano) di Facebook?
Questa domanda me la sono posta anche perché dalla rivista Internet Magazine mi è arrivata la richiesta di provare a spiegare sociologicamente il fenomeno in vista di uno special su Facebook previsto per dicembre prossimo.
Io ho fato uno sforzo di immaginazione sociologica, ho dato una rapida occhiata alla letteratura scientifica sull’argomento (che sta diventando tanta) e ho elaborato un mio modello esplicativo, che passo a sottoporvi.
Facebook è diventata di successo per 4 motivi diversi.

Motivo 1. Capitale sociale: manutenzione delle proprie relazioni sociali
Il capitale sociale è un concetto relativamente recente della sociologia contemporanea. Semplificando brutalmente vuol dire che le persone nel loro processo di socializzazione (amici, famiglia, lavoro) acquisiscono un insieme consistente di contatti e legami con le persone che costituiscono il cosiddetto capitale sociale.
Facebook in quanto sito per la connessione sociale, rappresenta un ottimo strumento non solo per mantenere costantemente i contatti con le persone che si frequentano, ma consente anche di ricostruire (quando possibile) il capitale sociale pre-esistente (vecchi compagni di scuola, conoscenze episodiche poi perse di vista ecc.).
In pratica Facebook consente la manutenzione e la gestione delle proprie relazioni sociali

Motivo 2. Economia del dono: rinsaldare legami sociali
Un elemento interessante per comprendere il successo di Facebook è anche quella che viene chiamata l’economia del dono.
Secondo questa interpretazione il rituale dello scambio dei doni (istituzionalizzato in occasioni particolari: compleanni, Natale, occasioni importanti) è uno strumento attraverso cui noi rinsaldiamo o costruiamo legami e rapporti con le persone.
Fate mente locale: quanto sono complessi i significati sociali che attribuiamo allo scambio dei regali a Natale? Regali “veri” da fare a chi vogliamo bene, regali “formali” per mantenere rapporti di rispetto e buona educazione con persone con cui vogliamo mantenere un contatto sociale anche se non fa parte della cerchia dei rapporti profondi ecc. ecc.
Facebook declina questo meccanismo attraverso un armamentario che prende la forma di test inutili, poking (l’uso della funzione “poke“) ed anche l’invio di fittizi regalini virtuali (per gli utenti: vi capita mai nella funzione di “scrivi sulla bacheca” di fare caso al tasto “manda un regalo a X”?).
In pratica Facebook consente di rinsaldare i legami sociali (o costruirne di nuovi: perché no?)

Motivo 3. Costruzione del sé: Facebook come palcoscenico
Secondo una teoria delle relazioni sociali tanto affascinante quanto complessa, il mondo sociale può essere descritto come un palcoscenico dove noi interpretiamo uno specifico ruolo. La nostra casa e altri luoghi particolari è come se fossero un retroscena dove noi prepariamo accuratamente la nostra presenza sociale (ricordate la scena di Moretti in “Ecce bombo” quando si chiede: “mi si nota di più se vengo o se non vengo…?“).
Questa ipotesi si chiama prospettiva drammaturgica dei ruoli o costruzione del sé ed è l’idea che accomuna sia William Shakespeare che il grande sociologo Erving Goffman.
Facebook è un enorme palcoscenico (digitale) dove noi costruiamo il nostro ruolo sociale in maniera assolutamente minuziosa: scelta della foto del profilo, scelta degli interessi da inserire nel profilo, scelta delle applicazioni da usare, scelta del criterio con cui accettare inviti da amici o estranei, scelta del linguaggio da adottare e così via dicendo.

Motivo 4. Diffusione delle innovazioni: l’arrivo della early majority
Secondo Everett Rogers (e tanti altri dopo di lui), la diffusione delle innovazioni è un processo che usa la comunicazione fra gli individui per invogliare, incuriosire o comunque scegliere l’uso di una tecnologia e o di un nuovo servizio. La conseguenza di ciò è che un’innovazione si diffonde a partire dalla rete sociale del gruppo che la usa per primo.
Se rappresentiamo questo processo su un asse cartesiano dove la X è il tempo e la Y il numero di utenti, otteniamo una curva a S che distingue diverse tipologie di utilizzatori: innovators (innovatori), early adopter (primi utilizzatori), early majority (maggioranza primaria), late majority (maggioranza tardiva), laggards (ritardatari).
In quanto servizio presente su internet (rete sociale e tecnica al contempo) e tecnologia per la creazione di legami tra persone (social networking site, appunto) Facebook superata una certa soglia critica riesce a crescere ad un ritmo vertiginoso una volta che raggiunge un numero consistente di utenti italiani (early majority, appunto).
L’ipotesi che faccio è che Facebook ha raggiunto la massa critica di utenti italiani nelle scorse settimane.

Questi 4 motivi secondo me riescono e spiegare con una certa approssimazione il “perché” del successo di Facebook, ma non il “come” nel senso di come abbia fatto a superare nell’uso altre piattaforme come MySpace, Friendster, Linkedin, Orkut.
Ma su questo ancora non ho una risposta: infatti ci sto facendo una ricerca sopra.

Se avete consigli, osservazioni, critiche, suggerimenti e quant’altro in quanto sociologi (nel senso di studiosi e studenti) o in quanto utenti di queste applicazioni, sarei ben felice di ascoltarli, magari nei commenti così iniziamo una bella chiacchierata corale :-)

52 thoughts on “Sociologia di Facebook ovvero perchè Facebook ha così tanto successo

  1. Con permesso…mi intrometto…
    Del poke hai già parlato, ma io ritengo che un altro aspetto molto interessante di facebook sia la sua interfaccia super web 2.0, che lo rende un’sito/applicazione in grado di fornire uno strumento geniale come la “Bacheca”
    Ho notato che le persone sono molto invogliate a comunicare tramite questo nuovo strumento, che rende i messaggi forse più impersonali ed anonimi, diciamo…permette di “salvarsi la faccia” ancor più del messaggio istantaneo(chat-messenger-im-…)che ormai è divenuto una cosa normalissima.
    Mi viene in mento il fenomeno sms (per citare qualcuno: la Scifo).
    Anche facebook fornisce il servizio di chat, ma potrebbe succedere molte volte, che anche se due soggetti siano connessi e visibili, per comunicare non usino questa, bensì la bacheca, strumento che sta a metà tra la comunicazione sync e quella async.
    Laddove finta sicurezza e profonda insicurezza fanno impazzire il teatrino delle relazioni odierne, per riallacciare mantenere o creare un legame debole, la bacheca, è secondo me diabolicamente: quello che serve.
    Una volta si aveva paura di parlare di persona…e si telefonava…poi si è avuto paura di telefonare e si sono cominciati a mandare sms, e a chattare…ora, che anche questi mezzi sono entrati nella routine(c’è chi si fidanza su msn XD)si lasciano post in bacheca…ma con la pretesa che la risposta arrivi…è subito;)
    Spero d non aver detto corbellerie e d esser stato utile per qualche spunto.
    Ciao
    Gp

  2. Allora … forsè potrà sembrare una banalità, ma il successo di Facebook è nel nome stesso :-)
    Banalizzo troppo ? ….. Forse …..
    mi spiego, quello che mi ha sempre colpito è che gli utenti ci “mettono la faccia” nel vero senso della parola …….. dal nickname alla volontà di far vedere il proprio volto ….
    si ok anche Myspace è il mio spazio, ma credo che metterci la faccia ha un plus in più.
    Non so perchè ma è la prima cosa che mi è venuta in mente …….. e si vede :-)
    seguirò attentamente gli sviluppi di questa chiacchierata …. spero corposa e produttiva per Davide !!!!!!
    Ciao ciao

  3. ma piu realisticamente il successo di Facebook non potrebbe risiedere nell’umana indole del “vojeur”?
    Ovvero, io posso vedere le foto dei miei amici, quelle dove sono taggati i miei amici, posso sapere chi è single, chi non lo è da poco. Posso sapere cosa stai facendo in questo momento (ovviamente perchè si è voluto che si sapesse), ecc…?
    E’ un pò come aprire i diari dei nostri amici e leggere le loro vite…e su questo si dovrebbere dibattere sul quanto di vero ci sia in quello che scriviamo su Facebook, così come si dovrebbe dibattere su cosa di vero è scritto nei diari. In questo Goffman insegna molto…ma Davide sà che quando le ipotesi di una ricerca sociologica si assottigliano vuol dire che la verità è vicina…
    un saluto

    Antonino
    http://lacomunicazione.wordpress.com

  4. Solo una riflessione, senza risposta.

    Sarebbe interessante capire se, per certe fasce di età per esempio la mia, facebook “funziona” di più in settimana (magari durante le ore di lavoro)oppure durante il we (lo stesso discorso, magari al contrario, per la fascia di età degli studenti …).
    Sempre parlando di età lavorativa, il “cazzeggio” è sicuramente uno degli aspetti più accattivanti di facebook, almeno fino a che le persone non si renderanno conto che anche anche i datori di lavoro possono iscriversi e leggere ;)

  5. Per me fondamentale è stato l’utilizzo delle API che puppano via tutti gli indirizzi ed infestano le caselle degli amici.
    Da lì ci si è accorti che ci stavano in molti e, oltre ad iscriversi, ci si è messi a cercare vecchi amici, inserire vecchie foto di classe etc etc..

    E’ come se la gente ci andasse perché sa che è possibile trovarci qualcuno.
    Tutte le applicazioni non le uso, però con SOLO facebook riesco a tener sott’occhio la vita quotidiana di un grandissimo numero di amici. Non parlo dei pensieri da Blog, ma della quotidianità e dell’emotività..cose molto più leggere, ma importanti.

    Saluti caro!
    :-)

  6. ciao Antonio tu scrivi: “con SOLO facebook riesco a tener sott’occhio la vita quotidiana di un grandissimo numero di amici”….con piacere non fai altro che confermare la mia teoria sul “vojeur”….

    a presto…

  7. Beh mica volevo smentirla..
    ;-)
    In verità facebook come TUTTI gli altri social network è anche un ottimo strumento di abbordaggio se saputo utilizzare nella giusta maniera.

    Su questo però ci farò un post da me..
    Saluti

  8. Mi piace molto l’argomento e vorrei dare un mio contributo come “addetto ai lavori”.

    Io manterrei una distinzione precisa tra il successo crescente dei Social Network, e in questo il recente tripudio per FaceBook.

    Nel primo ci vedo tutti i punti affrontati con chiarezza nel post, eccetto uno che a me personalmente è balzato subito agli occhi.
    Appartenere a un SN (meglio se flessibile, completo e usabile come FB) significa partecipare attivamente a una comunità con tutti gli strumenti classici del Web 2.0 a disposizione.
    Posso partecipare postando note (blog), piccoli messaggi (microblog), video (youtube-like), foto (…e tanto altro ancora), e tutto questo senza buttarlo nel mare del web(a prevalente vantaggio delle mie diverse comunità), ma nel mio unico laghetto artificiale sulle cui sponde ho tutti i miei amici/spettatori(sempre gli stessi), quindi senza cambiare ogni volta strumento(ambiente/comunità) e rimanendo sempre all’interno dello stesso contenitore(sia come producer che come user).
    Pertanto vedo i SN, e FB più di tutti per le sue caratteristiche, come degli aggregatori di servizi che permettono di sopravvivere a quello che è sempre più evidente nel web, e cioè il crescente carattere dispersivo di tutte le attività(e passività) svolte al suo interno.

    Per il secondo punto, il sorpasso inarrestabile di FB su tutti e tutto, oltre alle già suddette caratteristiche, è valsa secondo me la regola della citata “massa critica”. Un aggregatore di servizi, flessibile e aperto a chissà quali nuove performance, per essere veramente tale deve essere uno, e l’utenza ha scelto quale.

    Ricordo un effetto molto simile quando Internet stessa era solo una delle possibilità per la comunicazione e scambio di dati in rete. Il sistema Internet aveva delle sue caratteristiche (positive e negative) che tra l’altro non erano nemmeno state progettate per la diffusione commerciale, accademica e privata, visto che nasce con scopi militari.
    Nonostante ciò si affermò a discapito di sistemi (sia aperti che commerciali) nati e progettati proprio con quell’obiettivo.
    Anche in quel caso si superò la massa critica, finchè “essere in rete” significò “essere in Internet”.

    Spero di aver dato spunti di riflessione…
    un saluto a tutti

  9. Ciao a tutti,

    provo a scrivere un piccolo contributo secondo la mia esperienza.
    Personalmente credo che il successo di facebook, come di altri “arcipelaghi” del web, sia una delle manifestazioni di un fenomeno ormai ampiamente radicato, cioè la progressiva deriva da uno stile di vita flessibile capace di integrare approcci autodiretti ed eterodiretti verso uno stile di vita prevalentemente eterodiretto.
    Il punto è come ciascuno costruisce e mantiene la propria identità in un mondo dove la dipendenza dagli altri va distribuita per aumentare la possibilità di sopravvivere e i punti di riferimento sociali si fanno sempre più instabili ed incerti, ad iniziare dai nuclei famigliari.
    Nelle società dove la tradizione ha e mantiene un ruolo forte la costruzione ed il mantenimento della identità personale sono fondate prevalentemente su un principio di permanenza. In questi contesti le relazioni con gli altri sono generalmente stabili e strutturate da norme e regole sociali abbastanza ben definite, l’identità personale può fare affidamento su un insieme di emozioni di base che aiutano a mantenere e condividere il senso della propria permanenza … in contesti come questi persino individui poco adattati o con gravi problemi è molto difficile che vengano allontanati. Io vivo in un piccolo paese ed è frequente vedere famiglie con figli portatori di handikap che decidano di lasciare la città e di venire a vivere in paese, i loro figli spesso li vedi andare in giro senza alcun problema e a volte addirittura da soli … c’è sempre qualcuno che è pronto a dare una mano.
    I confini che proteggevano e definivano ad un tempo queste comunità si sono progressivamente indeboliti fino a crollare definitivamente. Le relazioni sociali costruite un tempo sulla prossimità si sono spostate fortemente verso la ricerca di sintonia verso tutti i segnali provenienti dalla società globale, spesso a prescindere dal contenuto e dal significato stesso dei segnali.
    In questo nuovo contesto l’eterodirezione, nella costruzione e nel mantenimento della propria identità personale, sposta fortemente la dinamiche verso il proprio instabile ambiente di immersione e finisce per cercare all’esterno elementi sui quali modellare o ri-trovare le proprie emozioni e la propria identità. Paradossalmente il proprio senso di permanenza dipende qui dalla capacità di mantenere continuamente la sintonia con un contesto che cambia velocemente e costringe a sempre nuovi equilibri semistabili alla ricerca di conferma ed accettazione da parte degli altri per un qualche periodo di tempo.
    L’articolo comparso sul corriere della sera [ http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_ottobre_22/facebook_mania_trentenni_profil_527ec8d2-a023-11dd-bdbb-00144f02aabc.shtml ] così fortemente criticato dagli utenti di Facebook ha in fondo anche elementi di verità … ovvio poi che il fenomeno è molto più complesso di come viene presentato nell’articolo che, peraltro, descrive tagliando con l’accetta solo una parte di quella realtà.
    Contesti come Facebook o i Blog possono diventare una opportunità per favorire e mantenere delle relazioni ma, al tempo stesso, delle trappole micidiali dove finiscono per radicarsi ancor di più tutte quelle tendenze ormai conclamate nelle nostre società dove la costruzione ed il mantenimento dell’identità personale dipende sempre più dalla capacità di sintonizzarsi su fonti esterne di riferimento, dalle immagini ai diversi modi di narrarsi e ri-definirsi, non è un caso che una delle principali occupazioni in queste “comunità”, oltre alla costruzione della propria identità, sia quella di prestare attenzione ai segnali provenienti dagli altri nella continua preoccupazione di veder confermati i criteri in base ai quali abbiamo deciso di modellare la nostra momentanea identità.

    Gino

  10. Caspita quante osservazioni (e tutte pertinenti). Grazie a tutti quelli che hanno deciso di dedicare un po’ del loro tempo per aiutarmi nella riflessione (e a rendere questo il post più commentato della storia di tecnoetica… il che la dice lunga).
    Passo a rispondere (per modo di dire):

    @Gianpaolo
    Le tue osservazioni su come l’interfaccia gestisce la comunicazione sincrona/asincrona sono pertinenti. Infatti un elemento chiave della socialità delle applicazioni 2.0 è la progettazione dello stile di comunicazione.

    @Luigi
    Più le cose sembrano semplici, più le domande che sollevano sono profonde :-)
    Il fatto che dici che su FB ci metti la faccia, sta anche nella mia “interpretazione” del concetto socio-drammaturgico di costruzione del sé. Interpretare un ruolo, vuol dire farlo con il corpo e la faccia è parte di esso… o no? ;-)

    @Antonino
    La questione del voyeurismo di FB è cosa delicata: da una parte è una tecnica di “manutenzione” dei rapporti amicali (motivo 1), dall’altra – come giustamente dici tu è anche costruzione del sé. Ad ogni modo la i rapporti digitali che intercorrono tra Voyeurismo/gossip/pettegolezzo sono cose complicata (sociologicamente parlando) e non è detto che prima o poi ci tornerò…

    @Elena
    Il ciclo di vita (o ritmo circadiano che dir si voglia) dell’uso di FB potrebbe rivelare molto sulla piattaforma. Ci avevo pensato anch’io, anche se una ricerca siffatta richiederebbe un po’ di fondi (o una schiedra di laureandi volenterosi) :-)

    @Antonio
    Bentrovato! Concordo: FB alla fine è un muretto virtuale dove “siedono” le persone di cui vogliamo sapere qualcosa. Anch’io lo uso come una specie di giardinetto per sapere un po’ cosa succede fra amici e colleghi e studenti eccetera ;-)

    @Pierpaolo
    Tocchi un punto sensibile: il rapporto fra SN e FB. Secondo me, gli elementi del successo dei SN sono i motivi di cui dicevo sopra, ma la FB-Supremazia dipende dal fatto che è la piattaforma che meglio ha declinato questi elementi.
    Sapere cosa rende accogliente una casa, non vuol dire automaticamente come poterla arredare meglio (altrimenti, poveri architetti d’interni) :-)

    @Gino
    Osservazione molto sofisticata (ma da te me l’aspettavo dopo il consiglio su Baudrillard) ;-)
    E’ difficile non convenire sulle tue osservazioni: non avendo gli strumenti per riflettere sull’impatto psico-emotivo, posso dirti che sociologicamente il successo dei SN sono da ricercarsi nella ricerca di nuove forme di socialità che siano congruenti con lo stile di vita frammentato che ci vede protagonisti.
    Quindi la dialettica eterodirezione/autodirezione aiuta a comprendere la tensione esistenziale che si esprime in un mondo sociale che si è fatto sempre più ampio, ma per questo con legami sempre più allentati che richiedono un nuovo “patto relazionale” (lo so, suona terribile ma non riesco a dirlo meglio)

  11. Ciao Davide

    Intervengo sul ‘perchè’ del successo di Facebook prendendo ad esempio la mia esperienza personale che forse potrà essere utile.

    Mio malgrado sono stato praticamente ‘risucchiato’ da Facebook a causa di due componenti fondamentali:
    La prima riguarda la forza aggregatrice del gruppo (dei vecchi amici della ginnastica dove sono stato molti anni..) che ha insistito particolarmente per avere la mia presenza online finalizzata all’iscrizione al gruppo virtuale.
    La seconda forza è la potente leva della moda che ha portato il commerciale della mia precedente web agency, a pensare di fare una cosa innovativa creando il profilo della società sul social network. Una precisazione, loro si occupano di banche che sono quanto di più lontano dai social network!

    Queste due componenti sono comparse a rovinarmi il sonno nelle ultime due settimane che corrispondono come dici tu al superamento della massa critica da parte di Facebook Italia…

    PS: Comunque è una trappoletta divertente..
    Ciao
    Claudio

  12. Ciao a tutt@,
    le mie ipotesi si basano essenzialmente sul confronto tra facebook, myspace e linkedin che sono le piattaforme che conosco meglio.
    Partiamo dal confronto tra i primi due con Linkedin che, a mio parere, è profondamente diverso.
    Più che un social network Linkedin è un “professional network” quindi una piattaforma che invita a costruire un rete principalmente sulla base di relazioni professionali. In quanto tale esclude tutte le persone di quella fascia di età che è quella più presente sulle altre due piattaforme, ovvero le persone al di sotto dei 25 che ancora non hanno esperienze lavorative. Credo di poter affermare che Linkedin sia un network dal profilo medio-alto, chi non ha una laurea ha perlomeno delle esperienze lavorative significative, per semplificare molto direi che non si creano un profilo su Linkedin le shampiste :-P ma neanche le parrucchiere, le segretarie, le commesse e forse neppure le impiegate così come gli/le appartenenti a molte altre categorie professionali. Altro handicap, da non sottovalutare, è la lingua. A parte l’inglese, su Linkedin esiste solo una versione beta in spagnolo e non c’è la possibilità di “settare” la piattaforma nella lingua nativa, questo può rappresentare un grosso limite per tutte quelle persone che pur avendo un profilo medio-alto non conoscono nessuna di queste due lingue. Su Linkedin, inoltre, si condividono appunto le esperienze professionali, non quelle sociali e più “private” e in questo senso la motivazione a condividere il capitale sociale diventa, secondo me, molto più debole. Andiamo ora agli strumenti offerti da queste piattaforme.
    Su Linkedin la possibilità di creare un gruppo è storia relativamente recente, anzi il motore interno di ricerca alla piattaforma (per cercare un gruppo) è stato lanciato non più di due mesi fa e quindi, anche quando un gruppo esisteva, trovarlo diventava un’operazione piuttosto complessa.
    Altre applicazioni, anche interessanti dal punto di vista del professional network, le stanno lanciando solo in queste ultime settimane. Alcune di queste sono la possibilità di condividere slide delle proprie presentazioni, “embeddare” documenti del proprio lavoro sul profilo attraverso “google docs” ecc… Per quanto riguarda sempre il professional network mi viene in mente anche la minore o maggiore motivazione che ci può essere tra gli appartenenti alle piccole e alle grandi comunità (piccoli paesi e città per intenderci). Nelle piccole comunità, almeno per coloro che non hanno grandi ambizioni o perlomeno la volontà di spostarsi altrove (ovvero la maggioranza delle persone) non esiste l’esigenza di creare un network professionale online, in quanto le proprie relazioni si basano sul “reale”, semplificando molto: “io so esattamente cosa fa chi e se voglio uno scambio di opinioni o intrattenere un qualche tipo di relazione con lui/lei lo fermo domenica mattina in piazza e gli/le parlo”.
    Sempre per quanto riguarda le piccole comunità, lo scoglio della lingua si fa enorme.
    Passiamo al confronto tra myspace e facebook, che possiamo considerare più simili, perlomeno nelle intenzioni, ma veniamo alle differenze. A mio parere, è decisamente vincente la facilità di utilizzo dell’interfaccia di facebook. Mi spiego meglio, facebook ha un profilo di base uguale per tutti, sfondo bianco, con varie sezioni che si possono relativamente personalizzare, anche molto semplicemente, attraverso l’aggiunta di un’applicazione piuttosto che un’altra, su myspace c’è sì un profilo di default uguale per tutti e che si può cambiare attraverso alcune e limitate possibilità offerte dalla piattaforma, ma su myspace è anche possibile avere una pagina altamente personalizzata, come non c’è l’ha nessun altro/a. Per fare un esempio, ti puoi creare un’immagine personalizzata quanto ti pare, magari con l’ausilio di un software che lavora sulle immagini e ripeterla poi nello sfondo e, nella foto del profilo, è possibile inserire anche piccole animazioni.
    Per quanto riguarda le foto, non è possibile inserire un album direttamente sul profilo, si possono invece mettere delle slide, o creando un album di foto e copiando poi il codice nel profilo oppure ricorrendo a supporti esterni come slide.com e poi sempre copiando il codice.
    Tutto questo, per quanto mi riguarda, è anche più interessante poiché dà più spazio alla propria creatività e non credo sia un caso che venga utilizzato più di facebook da band e artisti più o meno conosciuti per promuoversi. Allo stesso tempo rappresenta una difficoltà per molti che non hanno alcuna dimestichezza con il codice html, i css o non sanno utilizzare i software per le immagini and so on…Su myspace, non esiste neppure un “help” facilmente individuabile, o meglio io non l’ho ancora trovato, inoltre, andare su “modifica profilo” e trovare all’inizio dei campi gli avvisi:

    * Inserisci codice HTML/DHTML o CSS in qualsiasi campo di testo. Il codice Javascript non è consentito.
    Non utilizzare HTML/CSS per oscurare le pubblicità MySpace.
    * Per disattivare i link attivi in Interessi/Musica/Film/Televisione/Libri/Eroi, metti una in un punto qualsiasi della casella.

    probabilmente scoraggerebbe anche un navigatore esperto, oltre al fatto che manca pure un pezzo, almeno nel mio “modifica profilo” ma che vor di’ “metti una in un punto qualsiasi della casella” una che???? Vabbè…. :-)
    Ergo, detto in “soldoni”, su myspace mi posso fare una pagina fikissima, ma se non la so fare, o meglio penso di non essere capace, visto che sembra più difficile di quello che è, e non posso competere con gli/le altri/e in quanto a fikaggine allora è meglio che non me la faccio o se ne ho la possibilità me la faccio fare da qualcuno/a, ma quanto poi sarebbe realmente mia? E quanti hanno questa possibilità?.
    In questo senso ritengo che myspace sia molto più “esclusivo” rispetto a facebook.
    Non dobbiamo neppure dimenticare il “digital divide” che esiste nel nostro paese, se ne parla molto a proposito dei paesi sottosviluppati, dimenticando spesso che c’è un grosso gap anche da noi.
    Per fare un esempio, nel mio paese natio, circa 5000 abitanti, l’adsl è arrivata due anni fa o poco più, dopo che alcuni cittadini hanno dovuto raccogliere, mi pare 1000 firme, con tanto di richieste e mandarle alla telecom che da parte sua dichiarava di non essere interessata a farlo per un numero inferiore di richieste e così i paesi limitrofi, ora non so se la trafila sia stata la stessa comunque parliamo sempre di due anni fa o poco più, per i paesi di tutta la valle, con un ritardo di circa 10 anni. Mi si potrà obiettare che il “digital divide” lo scontano tutte le piattaforme. Ma ho motivo di credere che solitamente chi si avvicina ad internet, escludendo nerd, esperti, coloro che lo usano per lavoro e categorie assimilabili, e si avvicina in maniera più consistente cioè senza doversi preoccupare della tariffa al minuto e solo da poco, prima di scoprire le grandi potenzialità del mezzo lo fa quasi esclusivamente per curiosità, per conoscere persone, per gioco e, a volte, capisce che c’è anche altro. Sarebbe interessante conoscere le città i paesi di provenienza degli utenti di queste piattaforme perché la mia esperienza empirica mi fa pensare di aver ragione.
    Facebook quindi vince perché è volgare nel senso etimologico del termine, ovvero di noto a tutti.
    E’ più facile ed intuitivo da usare e per questo possono esserci tutti e tutte e senza timore di sfigurare. Facebook vince perché è per tutti e tutte o, per usare una terminologia orwelliana, facebook è “più uguale” di myspace 
    Vogliamo poi trascurare il gioco e l’importanza che ha negli esseri umani?
    Tutte quelle cazzatine di applicazioni, a cominciare dai test…le persone stanno in fissa per i test anche se poi non ci credono o si rivelano senza alcun fondamento scientifico, un po’ come leggere l’oroscopo, spesso lo leggono anche coloro che non ci credono, magari per solo gioco, ma lo leggono. E la riesumazione di quei giochini anni ’80? Anche il discorso del gioco potrebbe essere contestabile, in quanto ci sono giochi anche su myspace, non so da quanto tempo, fatto sta che io me ne sono accorta da poco, quindi o non lo hanno saputo comunicare oppure trattandosi di utenti più avvezzi alle tecnologie hanno altri strumenti per giocare, oppure ancora il gioco interessa più alla massa che all’elite più tecnologizzata che usa myspace per altri motivi, non saprei, questa cosa mi è venuta in mente scrivendo e ancora non ci ho riflettuto abbastanza ma, secondo me, potrebbe essere presa in considerazione, comunque non ho mai messo un gioco su myspace e quindi non ho avuto neanche modo di verificare eventuali altre problematiche.
    Tornando alle applicazioni più in generale, qualcosa c’è anche su myspace, e a volte sono le stesse di facebook, come ad esempio la possibilità di collegare la tua pagina flickr, oppure l’applicazione dei libri, la più usata è iRead, neanche 15000 utenti (poverini!), ora non ricordo se è quella che avevo provato ad inserire io, comunque veniva fuori sul profilo una vera e propria libreria color legno scuro, con tanto di libri colorati sugli scaffali, cosa anche carina se fosse stata su facebook, ma messa su un profilo personalizzato come il mio e come quello di molti è un tale pugno negli occhi che io, ad esempio, l’ho tolta immediatamente dopo averla vista. Poi, non ne sono sicura ma mi pare che su myspace non ci sia neppure la possibilità invitare i tuoi amici ad aggiungere le applicazioni che hai, quindi se è così converrete che il potere di diffusione è molto più limitato.
    Ricollegandoci al fatto che myspace, è più personalizzabile, e forse le persone che ci stanno ci stanno anche per questo, perché aggiungere delle cose che sono uguali per tutti?
    Io, ad esempio, uso myspace per sentirmi “più diversa” e facebook per sentirmi “più uguale”, eheheh, scherzo, ma se ci penso bene….per esempio anche il mio network è completamente diverso, su myspace, tranne alcune eccezioni, non ho gli stessi amici che ho su facebook, primo per la più ovvia conclusione che alcuni che sono su una piattaforma non sono sull’altra, secondo, molto (ma proprio molto) è anche per scelta.
    Tornando alle differenze, che vogliamo dire sulla possibilità di creare gruppi sulla qualsiasi? Spiritosi, inutili, opinionisti ecc…basti pensare ad esempio al numero di gruppi nati contro il decreto Gelmini oppure di sostegno a Roberto Saviano dopo le minacce ricevute ecc…
    Chiunque può creare un movimento di opinioni attorno a qualsiasi cosa, corredando il gruppo di foto, video aprendo discussioni ecc.. Questa possibilità non mi pare esista su myspace, lo puoi fare creando un profilo ma non è proprio la stessa cosa. Da questo punto di vista facebook funziona molto meglio per condividere/diffondere opinioni.
    Ah, le discussioni. Su myspace puoi postare commenti e puoi anche rispondere, ma dove appare il commento? Segue per caso la traccia di quello a cui stai rispondendo? No, il commento appare come ultimo tra i commenti della persona a cui stai rispondendo, non esiste quindi memoria, probabilmente il commento lo capisce solo chi ti aveva scritto e, sempre se si ricorda ciò che ti aveva scritto, capisce anche ciò a cui ti stai riferendo e tutti gli altri? Ne restano praticamente fuori, e quindi non intervengono nella discussione come invece accade spesso su facebook.
    Restando alle tracce, nella home facebook, oltre a tutte le altre cose, tiene anche traccia di ciò che scrivono i tuoi amici ai loro amici e viceversa, e fa sempre parte di quello che io ho chiamato “farsi i cazzi degli altri” e che Davide chiama più elegantemente e con un linguaggio sociologico più appropriato “capitale sociale”, anche se io, più che al sistema di relazioni in quel caso mi riferivo al voyeurismo, sano (leggere e se interessati intervenire con un’opinione/commento) o malato che sia (puro e spicciolo pettegolezzo).
    Leggendo alcune delle tue risposte ai commenti mi è venuta in mente un’altra cosa, “ciclo di vita” che hai usato per rispondere a Elena, a me ha rimandato ad un’altra differenza tra le due piattaforme, su face book è possibile, ad esempio, ricostruire anche un po’ la tua “storia di vita”, attraverso vecchi amici persi di vista, compagni di scuola ecc… su myspace invece non è sempre possibile perché moltissimi utilizzano pseudonimi che magari non conoscono tutti i tuoi conoscenti e, a meno che non abbiano la tua mail, è un po’ improbabile che ti trovino.
    L’utilizzo di pseudonimi o nickname su myspace e molto molto meno su facebook credo si possa spiegare con la circostanza che quando si apre un account su facebook, nel campo “nome” dice che è obbligatorio usare un nome reale che suona quasi come una minaccia ad usare i tuoi veri dati anagrafici, per cui la maggior parte delle persone è spinta a farlo e non penso sia un caso se su facebook ci trovano persone che di noi ricordano solo il nome. Capita su myspace? A me no.
    Myspace è probabilmente più adatto a chi vuole restare più nell’anonimato e anche più selettivo nella scelta del proprio network, facebook a chi vuole ricostruire o mantenere o creare nuovi legami sociali.
    Perdonate la mancanza di rigore scientifico, molte di queste cose sono ovvie banalità, quelle che Bourdieu chiamerebbe “evidenze immediate e spesso illusorie” ma ho voluto ugualmente condividere queste mie osservazioni che si basano sulla mia partecipazione attiva perché sono certa che almeno alcune siano facilmente verificabili e spero siano utili a Davide per la sua ricerca e, se sarà così, è lì che vorrò i credits!!!! ;-)

  13. Ciao Davide,

    Il modello non solo mi piace, ma lo sposo a pieno ;-), ed a proposito del rinsaldamento dei legami sociali, il successo di ‘facciabuk’ lo legherei anche alla possibilità di rompere i netti confini fra reale e virtuale (non è detto lo si faccia, ma si può), influendo su tutte le possibili declinazioni dei legami. Il legame con un lontano parente o un vecchio compagno di banco, superato il ‘nessun legame’, può trasformarsi con facilità in un ‘legame forte’, reale e tangibile, o rimanere un legame debole. Lo stesso discorso può valere per le conoscenze (legami) ex-novo (http://www.liquida.it/festa-facebook/), anzi…

    Spazio e tempo di ciascuno giocano la loro, ma lì siamo nel vissuto più soggettivo che sociale (almeno suppongo), come dire:- “la tecnologia c’è, puoi trasformare il legame virtuale in reale o lasciarlo virtuale, usando (quasi) tutte le forme di comunicazione, fai tu.”.

    Dal punto di vista tecnologico, la viralità delle applicazioni e l’apertura agli sviluppatori (creano le proprie applicazioni ed incassano i proventi) possono essere stati/sono fra gli elementi fondamentali. http://www.slideshare.net/faberNovel/facebook-study

    c’è anche chi vorrebbe un facebook mobile…(ci credo poco, e tu?)
    http://www.slideshare.net/Amber156/facebook-mobile

    alla fin fine, senza voler banalizzare, ma più la comunicazione mediata si avvicina all’interazione reale più ha successo, con tecnologia ed economia supportano…

    un abbraccio
    Ciao
    L.

  14. ciao sono una studentessa universitaria sto conducendo un indagine statistica su facebook, avrei piacere se tu fossi disponibile per un consulto, ti ricngrazio. elisa

  15. http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/facebook-pubblicita/facebook-amicizia/facebook-amicizia.html?ref=hpspr1

    l’esperto in comunicazione Jason Alba ha voluto analizzare in un libro, I’m on Facebook – Now What???, il punto sul social network più popolare del mondo che attualmente conta circa 120 milioni di utenti dai 25 anni in su. Il libro si concentra sul bivio del “confirm” o “ignore”: che fare quando a chiedere l’amicizia è una persona sgradita o che si vuole evitare?[...]

  16. secondo me la vera forza di Facebook è il registrarsi con il proprio nome e cognome… è quello che ti permette di trovare e farti trovare da amici e conoscenti!
    Badoo, netlog, myspace ecc.. esistono da anni e sono piu o meno la stessa identica menata di facebook, solo che la ricerca per nikname raramente porta a buon fine …per ovvi motivi.

  17. Perdonatemi se sto per esprimere un punto di vista complicato (o semplice?), in modo complicato.
    Vedo i social network (diversi dai sistemi di raggruppamento sociale “pre-tecnologici” solo -ma è qui la loro enorme potenza!!- per la loro capacità di riunire spaziotemporalmente “gli aghi del pagliaio” di un sistema in cui l’individuo è molto più complesso di un tempo, la sua necessità di rispecchiarsi in un proprio simile e provare empatia e quindi di sentirsi meno solo è un bisogno sempre più difficilmente appagabile – ma non per questo impossibile, anzi-) come un tentativo di rimediare alla spontanea (contrastata e contrastabile) azione inaridente del sistema di vita che erode lentamente i legami sociali fin dall’infanzia -in cui, in un esempio che può sembrare esagerato, i figli vengono separati dai genitori che devono lavorare per andare all’asilo, poi dai primi amici per andare a scuola, poi dagli amici di scuola per andare a lavoro, e così via, percorrendo strade e formazioni molto diverse fra loro-, dallo smembramento dei rapporti umani per divisioni ideologiche o essenziali (non dal semplice fatto di avere opinioni o caratteri o conoscenze/competenze diverse) in cui includo qualsiasi situazione in cui due identità vengono a contrapporsi senza alcuna volontà di superamento della contrapposizione.
    Non credo che il rimedio alla sensazione di “alienazione nella socialità” sia semplicemente “la comunicazione” (non solo verbale, che comunque può non aver nulla da spiegare) né risolvibile in uno schizofrenico “matching” di individui simili a se stessi fino all’identità (perché ciò è fisiologicamente impossibile e assurdo). Non dico che sia possibile fare a meno di internet e che ciò farebbe meglio, ma anzi ritengo internet uno strumento (perciò in sé privo di scopo, fornitogli da ogni individuo) in grado di mostrare l’universalità dell’essere-umano e ogni sua sfaccettatura: in ciò l’individualismo diventa per la prima volta nella storia compatibile e necessario alla cooperazione e all’unità dell’intera umanità. D’altro canto “internet” è potenzialmente in grado di aumentare ancora la separazione (se intesa come convivenza o contrapposizione di cui sopra, non come collaborazione di individualità d’ogni tipo), e ciò appunto in quanto uno strumento è completamente nelle mani di chi lo usa.
    In tutto ciò facebook è appunto uno strumento, che ben si adatta al sopperire a quei bisogni di recupero di quelle parti che hanno formato la propria identità e che quindi si sentono parte di sé e della propria storia: vedere che fine ha fatto un proprio amico smette di essere voyeurismo e diventa ispirazione per capire dove lo sviluppo di una certa parte di sé stesso (siamo fatti, oltre di ciò che abbiamo fatto, anche di chi abbiamo conosciuto) avrebbe potuto portare, e quindi anche dove porterebbe se sviluppata nel presente. Poi certo come ogni cosa la si può vedere e giustificare come si vuole. Ma allora vediamola come occasione, come volontà di cambiamento in meglio, e perseguiamo quel cambiamento che vorremmo vedere attorno a noi o dentro di noi.
    Ogni persona ci dà qualcosa, sta a noi prenderla.
    E anche noi per primi possiamo dare, e scoprire, molto più di quanto pensiamo.
    cia’, ste’

  18. Un pò di riflessioni:

    Penso che la differenza maggiore la faccia l’utilizzo dell’identità reale.
    La veridicità è confermata dal gruppo di amici in comune. Anche su LinkedIn avviene la stessa cosa, ma LinkedIn come già detto non è un social network, è un professional network. E con un target di utenti diverso naturalmente gli effetti sono diversi.

    Gli utilizzatori dei servizi sono cambiati. Chi di voi frequentava le chat, i forum, ecc, alla fine degli anni 90 si sarà sicuramente accorto che mentre in quegli anni gli utilizzatori erano utenti consapevoli della tecnologia, oggi gli utenti sono la “gente che incontri per strada”. Oggi essere connessi è un gioco da neonati, ieri richiedeva un minimo di conoscenze.
    Un pò come con le auto nel corso del secolo scorso…all’inizio chi le guidava doveva avere anche conoscenze meccaniche, oggi devi conoscere solo l’interfaccia (volante, pedali)e le regole di circolazione.
    Siamo oggi nella stessa situazione con l’utilizzo dei servizi Internet, ci siamo arrivati con il Web 2.0 incarnato prepotentemente da FB. Oggi FB è davvero per tutti, per tutti quelli che fin’ora non ci capivano una mazza! questo è un altro dei “segreti”.

    Un’ultima cosa, un aspetto puramente sociale. Nella rete di amici e relazioni su FB difficilmente ci finiscono i nostri parenti, pochissimi cognomi ripetuti nei gruppi di amici. Sarà che le mancanze e lo scarso appoggio della famiglia siano stati sostituiti dal BabySitter FaceBook?

    Cordialmente. Angelo

  19. Molto interessante il commento di angelo

    FB e’ una piccola internet degli anni 90 semplice (user friendly, si dice ancora?) e con una sola interfaccia.

    non devi “capire” IRC, FTP, basta imparare l’uso di un solo interfaccia sociale
    bianco
    pulito
    dove ci si presenta con nome e cognome e la propria faccia.
    rassicurante.

    Il web per famiglie.

    Fico, come era fico per noi allora
    passare ore a chattare su improbabili canali #irc
    e scambiarsi messaggi ICQ e file via FTP

    Quando sento certe dotte dissertazioni sul wen 2.0
    mi vengono in mente le fregnacce che si dicevano su internet venti anni fa.

    Non e’ il 2.0, e’ il web di massa.
    il web alpitour…

    Lo stesso discorso si applica ai professinisti di linkedin ed ai bimbiminkia di myspace.

    Nulla di nuovo sotto il sole; se non la comodita’ di una pappa pronta.

    claudio

  20. Claudio, sono d’accordo con l’ipotesi di Facebook come mini-internet, ma credo che la possibilità di concentrare attività diverse su una sola piattaforma sia utile, anche se dispero per privacy e dintorni.

  21. Salve a tutti, io frequento la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Palermo, e sono per natura (segno acquario!!!) molto interessata alla sociologia, devo dire sin dalla scoperta di autori come Pirandello. Ho trovato il sito proprio perchè cercavo delle opinioni su questo “fenomeno”, spinta dalla mia stessa esperienza. Infatti anche io uso FB (da un paio di mesi e non so ancora per quanto!!!) come tanti di voi, ma devo dire che mi faccio costantemente molte domande su questo SN, analizzando spesso l’ uso che i miei amici ne fanno, e che io stessa ne ho fatto e ne faccio. Come sempre succede, sorgono delle riflessioni molto interessanti osservando la realtà delle cose. Le vostre opinioni hanno dato loro sostegno e mi hanno chiarito anche alcuni dubbi. Mi trovo molto d’ accordo con la delucidazione che ci ha offerto Gino sull’ identità eterodiretta, che mi ha ricordato il pensiero di David Riesman, il cui studio è stato per me veramente illuminante. Ci rifletterò sicuramente meglio. Credo che sia importantissimo renderci pienamente conto delle motivazioni che stanno alla base di certe mode, e ringrazio il prof. Davide Bennato di avere sollevato la questione su questo sito. Un saluto a tutti!

  22. Onestamente è un argomento che sto tentando di approfondire e che sto cercando di studiare osservandolo.
    Prima mi sono iscritta, dopo due mesi mi sono cancellata e ora osservo i miei amici.
    Mi chiedo se in realtà dietro un apparente network da “cazzeggio” come è stato chiamato, non si nasconda qualcosa di molto più profondo.
    Ho la sensazione che dietro facebook si nasconda un inizio di indebolimento dei legami sociali, quelli veri, quelli reali; un malessere sociale sempre più evidente, un tentativo di relazionarsi con qualcuno per sopperire al nostro bisogno di comunicazione che non viene soddisfatto nella realtà.
    Così, comodamente seduto alla tua poltrona, fai un click e spii silenziosamente le vite di persone di cui, per varie ragioni, nella vita reale, non sei partecipe.
    E’ un meccanismo che ti trascina nel vortice dell’isolamento sociale dove “approfondisci” dei rapporti virtuali che non si riflettono realmente nella tua vita, una vita che purtroppo diventa sempre più in balia della solitudine.
    Facebook è il modo più comodo di far credere a noi stessi che nella nostra vita ci sia sempre qualcuno.
    Ma quanta verità c’è in questo? A mio avviso ce n’è ben poca, anzi, ci si dimentica, come ho potuto verificare da alcune risposte precedenti, che su Facebook gli utenti postano solo ed esclusivamente ciò che VOGLIONO sia condiviso, e che la parte più importante e significativa della persona ci viene celata, nascosta; ma facebook ci offre l’occasione di credere che non sia così ma che anzi, siamo davvero partecipi della vita dei nostri innumerevoli “amici”.
    Qualcuno ha la pretesa di credere, come ho letto, che le vite e le situazioni emotive di ciascuno di noi possano essere CONOSCIUTE o tenute sotto CONTROLLO tramite questo portale; si, questo è ciò che Facebook ci fa credere, ma è proprio così che le persone si trovano a condividere ciò che è superfluo e non ciò che è importante, trovandosi poi sole in balìa delle vere difficoltà e dinamiche essenziali della loro vita.

    Un’ altra cosa che ho notato è il bisogno di soddisfare le proprie curiosità che nella vita reale è complicato colmare; carpire il numero maggiore di informazioni senza doversi mettere in gioco realmente con il proprio volto e con il proprio corpo.
    Sapere senza che l’altro sappia chi sa.
    Spiare un contatto che, paradossalmente, VUOLE essere spiato ma solo su ciò che lui decide e solo a patto di poter spiare qualcuno a sua volta; questo tipo di curiosità riguarda ogni genere di contatto.

    Facebook offre l’opportunità di far credere agli altri quanto ci divertiamo, quanto siamo attivi nella vita reale, quanto sia belli, quanto siamo bravi, e allora postiamo un sacco di foto, su pasqua, pasquetta, il compleanno, o quella serata uggiosa a casa nostra, e i nostri amici vedono come stiamo bene, come ce la spassiamo anche in serate anonime.
    Ma quella è davvero la nostra vita? Perché questo è ciò che tutti credono!
    Così dopo aver cenato a casa da soli corriamo al riparo nella nostra vita virtuale così affollata, movimentata e dinamica a differenza della vita vera.
    E come non parlare del fatto di ricostruire e consolidare (termine da discutere) rapporti ormai persi nel tempo per molteplici motivi?
    Mi chiedo: ma se l’iniziativa di riapprofondirli non c’era prima di Facebook, perché nasce proprio ora? E a questo mi hai risposto tu: semplicemente per inserire nel nostro capitale sociale il maggior numero di carte da gioco.

    E’ curioso come, oltretutto, facebook stia perdendo il ruolo per cui era nato, ossia la ricerca di persone “disperse”, mentre si stia avviando sempre più verso un uso alquanto differente, ossia il contattare conoscenti.
    Sempre più spesso mi capita che mi chiedano del contatto di facebook piuttosto che del numero di cellulare, come se il nome e cognome fosse meno invasivo.
    Aggiungere un conoscente su facebook nel tentativo di scavalcare l’ approccio troppo esplicito della vita reale; non si nasconde dietro questo una società sempre più debole e poco coraggiosa? E questo comportamento non potrebbe acuire un atteggiamento sbagliato che può essere corretto solo con la “pratica” che in questo modo evitiamo integralmente?

    Facebook ci permette di creare l’immagine che noi vogliamo, offre le informazioni che vogliamo gli altri sappiano di noi, tutto il resto è assente.
    Forse facebook non sarebbe così nocivo se moltissimi non dimenticassero che quello è un palcoscenico costruito da noi stessi non per quello che SIAMO ma per ciò che noi VOGLIAMO.
    L’uso estremo e morboso che ne fanno moltissime persone non grida un malessere sociale importante e una difficoltà sempre più evidente, del relazionarsi nella vita reale?

    Ho letto con interesse la tua analisi, continuerò a leggere i prossimi interventi.
    Spero che questa mi osservazione ti possa essere utile anche per criticarla e trovare una collocazione generale a certi comportamenti .
    Dal mio punto di vista Facebook non può essere valutato come semplice network o semplice moda passeggera, perché l’ impatto sociale che sta avendo è molto forte, e a queste risposte sociali così forti c’è sempre una risposta altrettanto forte e importante.

    Caterina

  23. Vorrei segnalare un particolare che ho notato su Facebook. Mi piacerebbe leggere Vs. commenti/analisi su questo: in facebook, le donne tendono generalmente a mettere molte foto di loro. Una mia “amica” , ha 120 foto pubblicate sul suo profilo, un’altra 161. E aggiornano di continuo gli album, aggiungendo spesso anche video, loro e delle loro amiche.
    Inoltre tendono a dare una più possibile ampia è dettagliata descrizione di loro stesse, nei profili. Oltre ad eseguire di continuo test sulla loro personalità e gusti/interessi vari, e pubblicarne in bacheca i risultati.
    Mentre noto che l’uomo è più limitato sulle foto, raramente mette foto di amici o intimi (a meno che non sia sposato). Inoltre pubblica molto meno risultati di test sulla propia persona e video personali, ma più video di sport,musica o argomenti generali.
    Sembra cioè che la donna, voglia propio palesemente mettersi in mostra, mostrarsi, “pubblicarsi”. Questo bisogno è presente indubbiamente anche negli uomini, ma sembra di minore intensità o più celato,nascosto.
    Notavo anche nelle chat, che in genere la donna, anche in stanze di argomenti “leggeri” o chat poco serie di puro divertimento , usa sempre nickname molto dettagliati e lunghi,rilevanti un lato della propia personalità.
    Mi piacerebbe sapere una vostra opinione/analisi sul fatto.

  24. Non è vero che serve a stare il più possibile in casa…anzi (quasi) tutte le foto servono per far vedere ciò che si fà nelle occasioni “speciali”,nelle feste o solo con gli amici.Lo fanno TUTTI per mettersi in mostra(E CI CREDONO PURE!),non si trova facilmente la foto di qualcuno timido e impacciato,tutti fanno linguaccie abbracciati al compagno\a o amica\i\o con abiti e SOPRATTUTTO OCCHIALI(ANCHE DI NOTTE HAHAHAH!) FIRMATI.MI FANNO RIDERE…come al solito,qualcuno deve sempre cascare nelle trappole!E Poi di tutti gli amici che hanno ne conoscono a malapena 10 gli altri tutti di vista!

  25. PS: CHI NON LO USA(per vari motivi) SI DEVE TIRARE FUORI ED AMMETTERE CHE OBBIETTIVAMENTE E’ STATA UNA GENIALATA DEI CREATORI(molto giovani) PER IL RESTO CHI LO USA E’ SOLO UN EMERITO CRETINO.
    GIUSTO?

  26. Si potrebbe continuare questa discussione? Non ho una formazione sociologica, ma sono attenta alle tecnologie che ottengono grande consenso e plasmano stili di vita. Di FB vorrei evidenziare un aspetto inquietante qui non discusso e leggere le vostre opinioni.
    grazie

  27. Un’osservazione sul punto 2 , “Economia del dono” : Nell’articolo c’è scritto che il dono serve a risanare i rapporti sociali e a costruirne di nuovi. Riferito alla vita reale mi trova senz’altro d’accordo , ma riferito a Facebook non ha assolutamente senso , il dono deve essere materiale , non è che “basta il pensiero” . E’ un po’ come se nella vita reale, al posto di fare un regalo materiale ad un vostro amico , gli deste un foglietto con sopra disegnato un regalo :) Cosa penserebbe ?

    Facebook è indubbiamente un ottimo modo per tenersi in contatto con le persone del nostro presente , ma riguardo al “risanare rapporti” , è solo un modo fittizio per farlo . I rapporti umani si esaurivano , si esauriscono e si esauriranno sempre principalmente per mancanza di interesse nel mantenerli , non per mancanza di mezzi di comunicazione .

    Parlando invece di popolarità del fenomeno , io penso che il successo di Facebook , rispetto a Myspace e ad altri social network , sia dovuto principalmente ad una rottura della barriera tra reale e virtuale (quindi una “de-nerdizzazione” della rete). In Facebook non ci si crea una nuova identità , si inseriscono nome e cognome veri e propri, in un tentativo di fare una trasposizione della vita reale nel virtuale. Anche questa è una rottura fittizia , visto che in pratica su Facebook si ha la possibilità di ricrearsi ma “in modo vincente”, ci si mette in vetrina e si cerca di dare l’idea di vivere una vita entusiasmante , specialmente se nella realtà non avviene (un vero “vincente” non ha motivo di farlo). In una visione utopistica , l’unico modo per creare un social network verosimile , sarebbe fare in modo che i dati relativi alla nostra immagine venissero gestiti da qualcun’altro (quindi in modo imparziale) .

    E’ tuttavia sbagliato “demonizzarlo” come fanno in molti. Il vero problema non è il social network in se , ma il comportamento di chi lo usa . Voler apparire a tutti i costi vincenti su FB cercando di passare per quello che non si è , equivale un po’ a quando , ai tempi delle prime chat , si imbrogliava sul proprio aspetto solo per fare colpo su uno sconosciuto, oppure a quando, nella vita reale , una cassiera del supermercato scialaqua il suo misero stipendio in vestiti costosi solo per essere considerata alla moda e integrata (non succederà mai , agli occhi degli altri sarà sempre una sfigata che tenta di apparire vincente) .

    Non va quindi condannato il mezzo , ma l’inevitabile utilizzo sbagliato del mezzo stesso causato dal consumismo di massa e dal basso livello culturale che dilaga nella nostra “Società dell’immagine” .

  28. Sono contenta che sia tornato qualcuno, mi collego allora a quanto scrive Sara. “Il vero problema non è il social network in se , ma il comportamento di chi lo usa”. E’ quanto si afferma anche per la scienza; scopi e comportamenti sono propri della persona. Però, nel caso di FB, forse partito con un obiettivo di rinsaldare i rapporti, si constata l’aver messo in strarodinaria evidenza la tendenza a mitizzare se stessi. Forse non è una scoperta nuova, ma ne è la conferma. FB è un mezzo per agire effetivamente questa tendenza, non so se innata, ma certo indotta dalla sottocultura della società di massa e dalla decostruzione della realtà diventata possibile con la tecnologia. La connessione fra profondità e superificie nell’individuo si va progressivamente rarefacendo.
    Aggiungo un’annotazione per me inquietante su un uso distorto di FB che è fin troppo facile fare; si può rivestire un ruolo incoerene con la propria identità, ovvero creare una identità fittizia non per apparire ma per nascondersi. Con questa introdursi nelle “vite” degli iscritti con funzione distorsiva: propagando notizie non vere o svelando aspetti ignoti ai più di persone effettivamente conosciute. Quando un iscritto va a cercare in rete il successo lì resta, come godimento inconsistente, mentre un’offesa o una calunnia in rete entra nella vita e provoca dolore autentico.
    saluto Sara, spero vorrà commentare.

  29. Alcune persone avvertono il bisogno di crearsi un palcoscenico virtuale su cui essere al centro dell’attenzione , specie quando il palcoscenico reale è assente . Sono d’accordo sull’uso distorto che ipotizzi : proprio per il fatto che si è continuamente esposti , un uso in cattiva fede di questi mezzi può essere devastante ed avere conseguenze terribili anche nella vita reale , in tempi sorprendentemente brevi. Paradossalmente tutti i vantaggi del social network (estensione della connettività , velocità di diffusione , ecc..) si trasformano in svantaggi quando viene condiviso qualcosa che NON si desidera condividere .

    “La connessione fra profondità e superificie nell’individuo si va progressivamente rarefacendo” , quanto è vero.. più si va avanti più si riduce il contatto umano a favore dell’apparire , più si va avanti più il significato della parola “vivere” diventa “dare testimonianza della propria esistenza” . Chissà come diventeranno in futuro i nati sotto la “Facebook Generation” ..

  30. x Scara; Intanto mi scuso per averti rubato una “C”. Trovo molto vera la contastazione che i vantaggi del s.n. si trasformano in svantaggi quando viene condiviso quancosa che non si desidera condividere. Come dicevi nel primo post, il problema è sempre il comportamento di chi lo usa. Occorre molta consapevolezza e purtroppo il fascino delle novità e la facilità porta a sorvolare su un necessario preventivo “addestramento” all’uso.
    Una scoperta personale già l’ho fatta sulla FB generation: sono lasciati a sè senza assistenza dei genitori, magari iperprotettivi in questioni pratiche, ma stupefacentemente ignari dei pericoli che l’ingenuo esibizionismo incontra in rete. Nonostante FB stesso richieda un’età minima di 13 anni, conosco qualche caso di ragazzine di 11 che dichiarano età, nome, città e scuola (!)e pubblicano i loro pensieri esponendosi inconsapevolmente ad incontri reali, non solo in rete.
    ciao-

  31. Io penso che Facebook è uno strumento di comunicazione massificato e pertanto la capcità di sviluppo di una propria capacità critica , di costruzione della propria identità , rischia di essere minata di continuo determinando alla fine un’ essere indebolito di fronte alla giungla sociale.
    L’individuo vive le relazioni sociali solo attraverso un canale tecnologico, l’Agorà è inesistente nel suo quotidiano….. i dibattiti, gli spunti di riflessioni, le letture collettive, gli studi, la visioni di films , la partecipazione alla politica sociale , anche semplicemente bere un caffè o magari un ‘aperitivo può in quel momento determinare un approccio con l’altro che può essere positivo o negativo ma che comunque si instaura una forma di comunicazione diretta e non celata così come detta fb.
    Allora saremo capaci di leggere i gesti, la fisiognomica dell’altro e decidere se continuare o meno ad accettare un conversazione o meno..tutto dettato da un vissuto diretto..cioè in tempo reale….
    Il reale si vive e si respira.. fb deve essere utilizzato(anche se io non sono un’utilizzatrice) poco… penso che da l’illusione a moltissimi di essere soggetti collettivi mentre in realtà finiscono per essere sempre più soli proprio perchè a loro mancano gli strumenti pratici alla socialità.
    Frida

  32. Dopo tutti gli studi del perchè o “percome” rimane un punto “X” poco chiaro e che ha sempre fatto la differenza fra un progetto di successo e un progetto di non successo: La fortuna. Nessun addetto ai lavori di facebook avrebbe mai lontanamente pensa to di raggiungere livell i simili con uno strumento così sciocco e stupido (stiamo parlando di intrattenimento tra l’altro ancora più minimale del guardare i reality show).E il punto focale è proprio questo: La nuova generazione è dei GUARDONI. La “nuova” televisione che funziona è quella che ti da la possibilità di sbirciare tra i momenti intimi dei concorrenti del reality. Il vero fenomeno da analizzare è proprio questo perchè ha dato il vero click a facebook: notate lo strumento bacheca, il pulsante “mi piace” e ogni attività svolto dall’ utente come vengano sistematicamente “messe in piazza” e visibili da tutti. Non puoi fare commenti su niente e nessuno se vuoi rimanere anonimo. E’ questa la vera essenza del successo di Facebook. Quindi ringraziate i guardoni che hanno creato fenomeni come facebook e i pagliacci dei reality che niente sanno fare al di fuori di essere “in piazza”sotto agli occhi di tutti.

  33. Secondo il mio punto di vista, i tre motivi su cui fonda il successo di questo social network rispetto agli altri, derivano direttamente dalle tre principali debolezze degli esseri umani;
    a) IL DESIDERIO DI EGOCENTRISMO PRESENTE PIU’ O MENO IN TUTTI NOI
    Cioè il desiderio irrefrenabile di ‘far vedere’ agli altri chi siamo. E mi rifaccio in un certo senso al concetto di palcoscenico virtuale, di cui parla giustamente l’autore del blog. I tempi moderni, scanditi da una tv stupida e ‘vuota’ di contenuti seri, dove una Guendalina qualunque, diventa una diva senza arte nè parte, a dispetto di tanti bravi ‘veri’ messi in cantina, sono ormai noti a tutti noi, bene! Facebook è un palcoscenico virtuale broadcasting, dove è possibile, inventarsi come personaggio piuttosto che come individuo e dove è addirittura possibile recitare la propria trasmissione quotidiana, fatta di foto, video e pensieri espressi, ma non richiesti.
    b) IL DESIDERIO DI PETTEGOLEZZO
    Cioè la tendenza più o meno presente in tutti noi a sapere chi sono e che cosa fanno altre persone più o meno vicine a noi, alle quali poter eventualmente arrivare per interposta persona, interposto contatto, anzi … ‘interposto elemento’, per dirla tristemente alla facebook (le persone non sono persone, sono elementi .. e già questo dovrebbe far riflettere molto..sull’aspetto che costituisce il retroscena di facebook). Non ditemi che non avete mai avuto la curiosità di spulciare tra i contatti di un vostro contatto, per vedere chi sono, che cosa fanno e come eventualmente poter arrivare a conoscerli.
    c) LA PAURA DI ‘NON ESSERCI’
    Il timore di essere esclusi da un nuovo tipo di mondo sebbene virtuale, cioè di sentirsi soli ..perchè (come diceva il primo spot sulla nascita di F.Book, se ricordate): – ‘ Iscriviti Gratuitamente Anche Tu …Ci siamo tutti.. Ma proprio Tutti!!!’ … e a queste parole …crolla l’essere umano, da sempre intimorito dall’idea di essere diverso dagli altri, ma soprattutto di rimanere solo, con i suoi pensieri-timori del tipo: – E io? Io perchè non ci sono ancora? .. E si iscrive prontamente … così, dall’ istante successivo, si sente parte dei TUTTI che stanno su facebook, e sta più tranquillo perchè ….. Adesso C’è Anche Lui!!! E quindi è in pace con il mondo!! Prima ..No! Non lo era!
    Così… si aggiunge, un’altro anello alla catena, e facebook ingrassa sulle debolezze altrui. Ma del resto….. qual è il modo migliore di ‘incatenare’ una persona al pc per ore ed ore? Semplice: Facendo credere a quella persona che è protagonista della sua vita, libero di pubblicare foto, pensieri (stereotipati il più delle volte .. cioè scritti alla facebook-way, per intenderci….) mettendolo in mezzo ai suoi 500 e più.. amici virtuali, e dandogli modo di conoscerne altri ogni giorno..con la ben nota formula: – tizio è ora amico di caio che è già amico di sempronio.
    Riguardo a ciò che si dice sulle vere motivazioni, dell’esistenza di f.book, io non credo che si tratti di uno strumento di controllo dei servizi segreti, come più volte ho sentito dire, ma credo che faccia parte comunque di un grosso sistema di controllo (difatto è una rete) e le reti sono costruite apposta, cioè perchè i pesci ci cadano dentro. Il vero problema dei social network, il vero dubbio, nasce sempre sulla troppa facilità con cui ti viene data la possibilità di iscriverti…gratuitamente.
    Credo francamente che…NESSUNO DIA NIENTE PER NIENTE
    Complimenti per il Blog … Ciao a tutti! Antonio (Roma)

  34. Molto belli i vostri interventi…scusate ma io faccio delle osservazioni a partire dalla mia esperienza su Facebook, nel quale sono stato un paio d’anni e poi mi sono stufato (prendendo via via sempre più consapevolezza di quanto tempo mi facesse perdere e di quanto contemporaneamente togliesse sempre più spazio ai miei rapporti sociali, quelli reali) e cancellato. Al di là delle analisi fiolosoficamente e sociologicamente interessanti, vedo fb come una gabbia nella quale è molto facile rimanere prigionieri ed anche una vetrina nella quale dare sfogo alle proprie smanie di sentirsi “protagonista” di qualcosa. In questo mi sembra che fb ricalchi perfettamente un certo modo di concepire i rapporti sociali (oggi più che mai radicato anche attraverso i modelli veicolati attraverso i media televisivi), basati più sul modo in cui si “appare” (mondo virtuale) che sul modo in cui si “è” (mondo reale); su fb è come se fossimo dei “simulacri” idealizzati di noi stessi (questo secondo me è uno dei motivi fondamentali del succeso di fb)…niente a che vedere con le persone in carne ed ossa. Preferisco prendermi del tempo in più da passare con un mio amico reale guardandolo in viso mentre gli parlo, piuttosto che perdere anche solo 5 minuti con una platea di 10.000 amici (ma non vi sembra un po’ abusata questa parola??) di cui, nella migliore delle ipotesi, conosco solo una fotografia (a volte anche ritoccata). Forse sono un po’ obsoleto e poco incline a comprendere il modo in cui si evolvono i sistemi di comunicazione tra esseri umani ma è così che la penso. Ciao a tutti!

  35. Ciao a tutti, sto facendo una tesina che ha come argomentazione proprio facebook! Un punto che mi piacerebbe svolgere è come e quanto facebook influenzi la vita quotidiana delle nuove generazioni ( parlo di ragazzi e ragazze intorno ai 15-20 anni) ! Mi piacerebbe sapere i vostri pareri !
    Grazie

  36. Ciao a tutti! Personalmente sono mesi che rifletto sullo strumento Facebook, che io considero, sotto certi aspetti, una vera piaga sociale. Le considerazioni da fare sono numerose ma ultimamente sono giunta alla conclusione che Mark Zuckerberg abbia avuto l’intuizione geniale e vincente nell’utilizzare le parole “amico” e “condivisione”. Due concetti radicati, ricchi di sfumature, brutalmente banalizzati.

    1. sono d’accordo ma con motivazioni differenti che però coinvolgono un po tutti i social sia come fb che altri più specificatamente di incontro e scambio, dove incontro sta a significare incontro personale finalizzato a una interazione di tipo esclusivamente sessuale. So che è pernicioso questo argomento ma mi pare l’aspetto più delicato. Personalmente ho qualche esperienza in merito in termini di relazione ” affettiva ” principalmente con donne…quasi sempre sposate, vittime di tradimento coniugale, con figli adulti e vita sessuale e sentimentale insoddisfacente … che affidano al social un gradiente di fiducia affettiva a volte ritengo sproporzionata ma che evidenzia una sofferenza psicologica tale da costringere a condividere in rete una confidenza della sfera personale talvolta eccessiva e imbarazzante .

  37. Forse qualcuno di voi non si è accorto che facebook è diventato una società all’interno della società…. si trova di tutto: pagine apposite per inconti sessuali tipo fast food, coppie scambiste, travestitismo, escort e pornografia, prostituzione hard e soft, sadismo, masochismo e quant’altro ce ne mi manca aver intercettato pedofili o cose del genere.. Mi pare che il ruolo di piattaforma per e relazioni sociali si sia perso, molte persone, donne, uomini entrando in queste pagine perdono il senso della realtà e passano la maggior parte del loro tempo alla ricerca di qualunque cosa sia legata al sesso…. questa è la mia impressione .. mi piacerebbe sentire opinioni differenti

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